Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <326>
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326 Lajos Pàsztor
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GIUDITTA SIDOLI A GIUSEPPE MAZZINI
N. 18 24 ottobre 1835
Mio caro. Sono otto giorni che non ci siamo parlato, non ti ho scritto dopo sabato e dopo quel giorno non ho più avute nuove di te: la tua lettera del 13 corrente1} mi ritorna in me e mi richiama a te in quel modo che mi piace e mi è così necessario, colla dolcezza, bontà ed amore. In tutta questa settimana, dopo quell'ultima tua lettera, non ho più saputo dirmi quel che io mi fossi, mi è impossibile ora ripeterti uno di quei pensieri che si seguivavano, si rinovellavano, ri­tornavo spesso e mi hanno occupata : quella lettera non mi aveva fatto del bene, mi sorprese, mi arrestò e, quando l'ebbi letta, mi trovai tutta cangiata. Così è stato con qualche nuovo timore che io ho aperto quella di questa mane. Capisco che con la tua anima di fuoco le tue sensazioni devono essere violenti, rapide, che esse ti vincono, ti domi­nano per intiero, che niente distratto, anzi aggravato dal più triste com­plesso di cose infinitivamente dolorose, tu non puoi talvolta impedirti di gettar parole e pensieri di amarezza; lo capisco, mio Dio, ma forse per ciò, perché lo trovo assai naturale, posso io non soffrirne, non sen­tirne ogni volta un nuovo dolore? Vedi, tu mi dici talvolta parole, cose che mi fanno sentire fisicamente una diminuzione di vita io divengo tutt'altra , ma d'altra parte sento purtroppo quel che io mi sia: mi dico talvolta, ma solo quando il male è passato, che ho avuto torto di esserne così attristata, giacché rarissimo due delle tue lettere si seguono nello stesso turno; lo dico, ma per esempio dopo sabato scorso, lo dico solo2) oggi, dopo il ricevimento della tua lettera. È verissimo che S. E. il cardinale Bernetti è stato malato, ora non è più. Credo inutile il rassicurarti dopo la mia ultima. Ancor'io farò sempre dei voti per la sua salute e sua felicità. Mi è piacevolissimo il vedere che tu hai fiducia in lui innanzi la conoscenza di tutto quello che ha fatto per me. Egli merita da te e da me una eterna riconoscenza; qualunque sia l'esito della cosa io non dimenticherò mai il suo proce­dere e, se dovessi temere che egli si dimettesse dal potere, la speranza di potergli meglio testificare la mia gratitudine, senza l'apparato dello splendore che lo circonda, mi sarà di viva consolazione. Ti ringrazio delle notizie di A.,35 avevo reale bisogno di sentirle. La mia salute va passabilmente, le mie notti sono sempre poco tranquille. Mi sarà gioia ài ricevere, leggere e meditare sul Medio-Evo. Bellini è morto, è giusto: aveva causato tanto dolore a mia cugina, che anch'essa si chiama Giuditta, doveva dunque scomparire dalla terra. A proposito volevo dirti una cosa, è troppo tardi, ma... sì, voglio dirtela, ed è che noi