Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <330>
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Lajos Pàsztor
8 GIUSEPPE MAZZINI A GIUDITTA SIDOLI
N. 2 26 ottobre 1835
Ricevo il tuo n. ffiP La mia lettera, che non aveva data, ti ha posta in serietà, ti ha quasi resa melanconica. Perché? Io Pignoro. Ho forse scritto espressioni che ti rincrescono, ma nel cuore non ho nulla, assolutamente nulla che possa farti del male. Scrivo talvolta cose che possono rattristarti, poi subito, più tardi me ne pento. Ma perché tu in esse non vedi il mio amore irritato per la solitudine e per la disgrazia che in tutto lo circonda piuttosto che altro? Perché, quando io ti dico che temo di morire in Italia, senti ciò come una minaccia e non come conseguenza della nostra vicendevole posizione? Tu sei lon­tana da me, quel che potrebbe compiere i miei e tuoi voti, rapporto a tuoi figli e ricompensare in qualche modo il tuo lungo soffrire, ti discosterebbe anche più da me. Vi penso spesso. Penso che per me non vi è oggimai che una sola via di rivederti e questa via non potrebbe scorrersi senza pericoli personali, ecco tutto. Non ho più alcun progetto di tal natura da comunicarti il minimo allarme, solo qualche volta mi slancio nell'avvenire il più lontano e te ne parlo, perché è mio solito il dirti tutto. Tutto ciò o presto o tardi deve avere un esito. Morirò io in esiglio? Ma vi è ancora molto da poter soffrire: fa in modo che non abbia a tremare per te e per non temer nulla di me. Io saprò continuare il mio cammino fino al suo termine.
So presentemente d'onde veniva il tuo sogno. So quel che ti ha dato della noia. Sono pur stravaganti. Esistono tante traccie del mio soggiorno che non dovrebbe aversi su ciò il minimo dubbio. Qui tutti lo sanno. Già da lungo tempo sentiva individualmente in me della riconoscenza per il modo che usava con te il cardinale Segretario di Stato, frattanto le tue parole non fanno che confermarla. Sento riconoscenza per tutto quello che mi fa del bene, ora tutto quello che fa del bene a te, lo fa a me. Ho inoltre della stima per tutti quelli che sanno unire giustizia e bell'anima all'3) adempimento di funzioni odiose in se stesse. Non sono né fanatico, né reazionario cieco. Le mie questioni non sono che que­stioni di principi. In ogni tempo, con gioia e insieme ai miei amici, renderò sempre giustizia al carattere leale e generoso del Cardinale. La riconoscenza della mia anima gli sarà sempre sacra, come a te stessa. Frattanto, credi tu che egli riesca? Lo dico con dolore: ne dubito. Il Duca non è della sua tempra. Ti esprimo liberamente il mio pensiero, perché credo che, quando ti giungerà la presente, la risposta sarà giunta.
Qualcuno è venuto ieri a prendermi per portarmi all'isola di S. Pietro. Sentiva una noia immensa. Faceva un freddo fortissimo, almeno per me, ero melanconico, ho però dovuto accettare. Abbiamo traver-