Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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331
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Lettere di Mazzini a G. Sidoli
331
sato il lago quasi reso di ghiaccio, sotto un cielo il più triste che possa imaginarsi, siamo discesi. L'isola e più la camera di Rousseau mi hanno date4) emozioni che non credeva dover sentire. Credo Rousseau un genio possente, pure non sono fanatico ammiratore di lui, ma quel che mi ha colpito vivamente è stato il pensiero genio e disgrazia, genio e miseria, che a quell'ora era incarnato in tutto quello che io guardava. Ho sempre avuto nel cuore un sentimento profondo per il genio sfortunato, perché ho sempre creduto due cose, che5* si finge di non credere: l'una è che il genio è la facoltà di soffrire per mille, disgusto per quel che si fa soffrire agli altri per cinquecento; l'altra che la coscienza del genio, la rinomanza, l'amor proprio, la lode sono un nulla per il genio. H genio ha un bisogno immenso di amore, ora tutte quelle cose non ne hanno per lui;6) esse lo abbandonano, anzi lo fanno isolato tanto più, quanto più egli s'innalza, si allontana e precorre nel deserto. Egli è e si sente solo. Ecco per me la chiave della vita8) dei geni, la scusa di tutte le loro bizzarrie, di tutte le loro irregolarità, è uno sforzo che essi fanno per comunicare a se stessi delle sensazioni, per rimpiazzare quel che loro manca realmente ed è ad essi negato dagli uomini. E ciò è fatto. Prendi, infatti, tutti gli uomini di genio, eccettuato Napoleone (ed anche per esso vi sarebbe che dire), non ne vedrai un solo che abbia avuto un amico affezionato, identificato, incarnato in lui, che lo abbia seguito fino al suo letto di morte. Citami, se puoi, l'amico di Dante, di Byron, di Galileo, di Rousseau.
Nulla di nuovo qui. Agostino è lievemente ammalato, ma10) è nulla, io sono stato raffreddato per tutta questa settimana. Oggi sto meglio. Fa un gran freddo, è caduta della neve, dappertutto v'è ansia di compir la vendemmia, l'inverno è decisamente incominciato, sarà molto lungo. Non vi è più cholèra a Genova. Si è cantato il Te Deum in rendimento di grazie. Ho saluti da darti per parte di quel tale che ultimamente mi parlava di te in termini di stima profonda. Egli parte precisamente per quei luoghi, ove poco è mancato perché12' dovessi recarmi io stesso. Gio[vanni!, Angelo143 e tutti stanno bene. Ti abbraccio e ti amo.
Mad. Giuditta Sidoli. Roma.
') Vedi qui più sopra la lettera 4. 2> ms. segue una parola depennata e resa illeggibile.
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