Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <333>
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Lettere di Mazzini a G. Sidoli 333
dopo una camera in un'altra, dove è una specie di altare e sopra una carissima Vergine, cogli occhi in alto e le mani piegate, dipinto estremamente bello, colorito vivo, bello . Tutti guardavano senza dire una parola, varie candele lo circondavano. Mi pongo a guardare, apro gli occhi, li fisso per quanto mi è possibile, mi impedisco ogni minimo moto di pupille e, quando non ne potevo ormai più, vedo che gli occhi della Vergine4) si muovono impercettibilmente, sì,5* ma pure sembrano muoversi nascondendo un poco più la lucciola dell'occhio e lasciando al bianco un'apparenza di spazio maggiore; pensavo che, se tutti vedessero nello stesso tempo la cosa,6) dovevano in un eccesso di sorpresa escla­mare od esprimersi in un moto uniforme; tutti tacevano e guardavano: un occhio non pareva state tanto bene al suo posto quanto7* l'altro. Sembra che tal caso non sia ancora giustificato officialmente; non avea principiato che l'altro ieri ed alcuna autorità non vi era ancora inter­venuta.
Fa un freddo disgustissimo e mi scoraggisce il pensiero di un inverno passato in clima freddo e più aggiungi che vivo come al campo, senza aver nulla deciso per riguardo alla mia aspettazione. Non è già che il freddo mi rincresca, al contrario l'aria viva, vigorosa sem­bra darmi una energia che mi conviene, solo non posso soffrire di averlo nelle stanze, di gelare quando mi alzo dal letto. Di Corinna e di Elvira non ho più lettere da gran tempo. Ascolta la spiegazione che è piaciuta a T[irelli] darmi su ciò. Le vostre figlie non vi scri­vono. Penso che ciò sia perché, l'avvocato tale (direttore del collegio) essendo in campagna, sole come sono e colle loro istitutrici non sanno scrivervi. Tu vedi adunque che tutta quella gioia, che talvolta mi è venuta dalle lettere di Elvira, non è più che un povero errore, una illusione: quel linguaggio così amoroso e fanciullesco è forse impresso nel suo cuore, ma ...8) non è suo. Era l'amicizia, la pietà del correttore che mi ha dato quei momenti di tanta9* emozione. Mio Dio! Io le sono riconoscente, lo ringrazio, ma ...,10* ecco quel che resta di una delle più grandi gioie della mia vita! Alla vicinanza dell'inverno così cadono essi a una a una e fiori e foglie... Ma la mia primavera quando è stata, l'ho io veduta? Ricordami, te ne prego, a D[emostene],U) digli tutto quello che puoi, poi anche un poco di quello che posso sentire io sola. La mia salute va meglio da tre giorni, nel principio della settimana non era buona, avevo sempre dei dolori. Saprai del cholèra di Ve­nezia, che però è piccolissima cosa, altrove tutti stanno a meraviglia e credo che non vorrà progredire.
(Più tardi) Niuna lettera, tu non mi scrivi pensando alla mia partenza, poiché se ciò non fosse qual ragione avresti di conservare il silenzio oltre otto giorni? Il mio giorno finisce come ha incomin­ciato senza un orrizonte grato e sereno. Ho sentito a parlare per istrada del miracolo; la folla vi corre e, credo, vi si sono posti i sol­dati: fu buono per me l'esserci andata ieri. Mio Dio! Perché i mira-