Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
<
1995
>
pagina
<
334
>
334
Lajos Pàsztor
coli per gli altri e per me nulla? Sono io veramente così colpevole? Misera! Io lo credo, ovvero veniva io al mondo per espiare quel che altre volte era me? Possa ciò essere, lo vorrei, perché soffrir sempre per nulla è male maggiore, è troppo. Potresti tu indicarmi un libro dove trovar riposo, come sarebbe VEvangelo ai Cristiani'? Sento da gran tempo che ciò mi manca; ristoria mi occupa, m'aggrandisce, mi universalizza, m'inalza e talvolta mi consola distaccandomi dalla meschina realtà dei miei giorni, ma non è riposo, non è equilibrio per l'anima; lo spirito ne resta occupato, ma il riposo dell'anima è altra cosa. Ma, quando quel libro non è in noi stessi, ritrovarlo fuori di noi non è così facile. È la nostra vita, sono le nostre azioni che devono lasciare in noi le traccie, le impronte che ci ricordino il bene ed il bello, ci saziino, ci calmino. L'eco solo che lo ripete, l'illusione che a noi l'avvicina, sono i momenti della vera felicità dell'anima. Il sole è caduto, il cielo è di una bellezza perfetta. Domenica passata, come l'ultima di ottobre, tutto era qui furore e follia di solazzo. Io ho fatto un pellegrinaggio, sono stata a piedi sino a S. Onofrio, ho piegato le ginocchia sulle spoglia del Tasso, mi sono inginocchiata su quella povera pietra che ricopre i suoi avanzi: ero commossa in tutta l'anima. Scorsi le mie ore e me ne ritornai. La nostra vita è ben triste. Intendi tu, trovi ragionevole il perché io sia senza i miei figli, il perché tu ed io siamo così separati? Per quel povero Tasso, siccome qui ha dovuto provare qualche dolore, alla vigilia di una gioia è morto. Certi destini sono votati all'ingiustizia, alla disgrazia, possono combattere, ma avranno nella vittoria la condizione della morte, eppuren) sottomettersi non si puole.
Tu che fai? Come scorri i tuoi giorni? se a te piacciono le Alpi, bene, per me sono troppo alte. Ho provato nel traversarle un disagio universale e profondo, che non posso dimenticare. Esse mi piacciono, come effetto di un quadro di natura, come pensiero, no. Bisognerà pure lasciarti, mi si è portato il lume e devo mandare alla posta, avrei però un gran bisogno di stare un poco con te, poiché, anche senza parlare delle cose del cuore, essere un poco insieme mi farebbe un gran piacere. Avrei bisogno di riguardare unita a te quella vita che vedo così da lungi, tu pure la vedi lontana. Questa è bestialità, ma in me sento quel che voleva dire e non so spiegare. Vorrei sentirti bene e un poco tranquillo, contento dei tuoi amici che ti circondano di tenerezza. Non annoiarti in amarmi, in riguardare la mia imagine con dolcezza e contento, in compatirmi, in perdonarmi, in rammentare infine, come cosa che non è più, l'emozione che tante volte ti ho cagionata, e poi in ricominciare di nuovo ad amarmi. Io penso che vivrò più lungo tempo di te. Ti abbraccio, ma ho desiderio di piangere. Addio.
M. David Hemerling, Berne.