Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <336>
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336 Lajos Pàsztor
lore ed angoscia inesplicabile che avevo sofferta. Mi raccontavano come, allorquando incominciarono la loro infernale operazione, io incominciava anche dormendo a tremare in tutto il corpo, poi a traspirare sudore sulla fronte e, quando cessai di tremare, divenni pallida come un cada­vere. Io gli chiedeva, ma che ho io detto? ed essi rispondevano: poche cose, dove il nome de' vostri figli non vi fosse, voi gli amate e ci trafiggete l'anima, voi li vedrete, ma ad una condizione. Le no­tizie di un uomo, che voi amate e che sta nel più profondo della vo­stra anima, voi non le avrete più. Il mio sogno è finito, senza rive­dere i miei figli, rimanendo assorbita in una specie di aberrazione, cagio­natami da quel che mi costavano. E oggi, no, non è più ora; bisogna aspettare fino a sabato.
Anche qui fa un freddo eccessivo. Io sono spaventata pensando a quello che dovrò ancora soffrire nel viaggio. Attendo con impazienza che tu mi dica il male che3) temi: spero poter sentire che non sia vero o tu vi sei predisposto. Non prenderò l'oppio, d'altronde le mie notti sono migliori. La mia salute va bene, solo devo mangiare pochissimo, ciò che è nulla perché ho pochissimo d'appetito. La Vergine del miracolo è stata tolta e non se ne parla più. Attendo di sentire la posizione di Gustavo, così degli altri. Dimmi di Celeste,4) è egli ancora alle Batignolles? Sta bene? Ha avuto altro di disgrazia? Saluta i tuoi amici. Ricordami ad Angelo . Amami e non dimenticarmi. Ti abbraccio. Addio.
M. David Hemerling. Berne.
J> Vedi qui più sopra la lettera 5.
2) ms. segue quando, depennato.
ras. segue aspetti o, depennato.
4> Celeste Menotti.
3 Cfr. più sopra la lettera 8, nota 14.
11
GIUSEPPE MAZZINI A GIUDITTA SIDOLI
N. 3 Berna, 7 novembre 1835
Dopo quella, in cui mi annunciavi quel che ha fatto per te il Car­dinale, non ho più avuto alcuna lettera di te. Il tuo silenzio m'inquieta, non so perché. Vi è stato un tempo nel quale per ogni ritardo, che soffriva la tua corrispondenza, io mi diceva: essa è afflitta. Oggi, quando