Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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337
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Lettere di Mazzini a G. Sidolt
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non ho tue lettere, il mio primo pensiero è quello di crederti malata. Ho molto pensato a te ed alle tue speranze, che sono le mie, perciò a qualche cosa di triste, alla mia seconda separazione, al mio secondo esilio da te, che seguirà il tuo ritorno in mezzo ai tuoi figli. È inutile dissimularlo: una lettera di me in Toscana, a Roma, dovunque può divenire un soggetto d'inquisizione e di sorveglianza per tutti quelli che non11 c'intendono non intendano le nostre relazioni, il mio amore, i miei timori per te e la traccia di tua condotta. A Modena ciò sarà anche peggio. Dovrò io rimanere privo della tua voce? Sono rassegnato a tutto, non vi è privazione, non vi è tormento che io non sappia soffrire per prezzo di tua sicurezza, diZ] una tua più felice posizione. Io mi amo, ma innanzi me amo te o meglio io mi amo nell'amore di te. Sarei prezzo di tua felicità, se credessi rendertela colla mia vita, e questo tu lo credi; tanto più adunque3) mi sarà facile pagar la tua sicurezza con quel che forma ancora il mio bene. Questo pensiero è assai triste, pure devi parlarmene. Io te ne parlo, perché, se giunge una risposta favorevole, tu non aspetterai ti venti giorni necessari per scrivere ed avere una risposta. Parlamene, adunque, come di cosa che mi è amatissima, ma non tanto quanto il sentirti lontana dai tuoi figli, sola in mezzo al mondo senza di essi, senza me, senza un'anima che ti comprenda e s'identifichi in te. Conservo alcun dubbio sulla risposta e temo per l'effetto che produrrebbe in te il rifiuto una speranza svanita, giacché allora sarebbe preferibile lo stato dell'incertezza. Mia povera e santa Giuditta, quando mai potrò sentirti in mezzo ad esseri che ti amino e ti abbraccino senza oggetto di dolore per me? Perché, bisogna pui confessarlo, un poco di felicità che cadesse su di te da altra parte fuorché da me e da tuoi figli, mi sarebbe4' assai grave. Non direi sillaba, ma perciò non lo sentirei meno. Tempo indietro sono stato per una quindicina di giorni di cattivo umore, solo perché qualcuno mi aveva parlato di te, come di una con cui si ha intima relazione, senza però oltrepassare i limiti di amicizia, solo per avere sentito che quella persona aveva preso del caffè fatto dalle tue mani. Oggi vengo a dirtelo, perché ciò non è più e perché, innanzi a una delle tue lettere amorose e care, co testa picciola nuvola si è dissipata ben presto; più, in fondo, avevo torto. Vorrei parlarti un poco del medioevo, ma bisogna che abbia prima una tua lettera. Stava sfogliando un numero di giornale italiano, mensile, Ricoglitore,5) impresso a Milano, quale miseria!
H tempo è cattivo, freddo e piovoso. Resto talvolta delle mezze ore intiere alla finestra, riguardando tutto quello che mi sta d'innanzi, fronde, fiori, uccelli, tutto e mi trovo a poco a poco assorto nei pensieri di te, di me, di mia madre, del mio paese, pensiero freddo più dell'inverno. Qui siamo tre che restiamo il più del tempo nelle nostre camere, travagliando quasi mai di nostro gusto, travagliando a cose stucchevoli, insignificanti per la legge suprema del bisogno, legge che per due specialmente diviene sempre più pressante ed io rendo agevole quanto posso