Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <338>
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Lajos Pàszlor
meglio. La vita è per noi monotona all'eccesso, ma questa monotonia verrà un giorno o l'altro interrotta in qualche modo. Malgrado rutto ne sento in me la viva fiducia. È impossibile che si debba morire così. Ascolta una cosa. Ros[ales] ** sa tutto7) della sua8) dama, tutto, ed è molto, è più di quello che un uomo possa sopportare. Egli sa tutto e sopporta tutto tacendo, godendo e stima ed amore, senza darne mostra innanzi al mondo che anche sa tutto e lo crede ingannato; egli tollera anche la società di quelli stessi che lo tradiscono, tradiscono la di lui amicizia; egli rinnega se stesso dalla mattina alla sera e non dice parola con alcuno: ciò solo perché crede di avere un sacro dovere verso colei che è esiliata per sua causa. So questo per una specie di rivelo sfug­gito in presenza di altri, non di me. Frattanto lasciamo da parte la specialità e le circostanze, prendiamo la cosa in astratto. Che pensi tu di un uomo che agisce in tal guisa con intima conoscenza e soffrendo terribilmente nel suo cuore e nel suo amor proprio. In generale tu già sai quel che io pensi intorno agli affetti. La sofferenza per me è la sola virtù, le altre non sono che pallidi riflessi ovvero ipocrisie. Se nel mondo vi è cosa che gli uomini possino chiamar virtù, è il sacrificio. Dovunque vi è interesse di esser quel che si dice uomo onesto, uomo virtuoso, generosità, beneficenza, sincerità e tutti altro simile: in ciò vale l'abitudine o la sorgente di gioia provata da colui che95 tale si mostra. A questo principio di sommissione si vincola tutta la mia vita morale e quel che forse hai sentito spesso in mia bocca, che cioè colui solo ama davvero che ama senza speranza, ciò non ha ombra di stoi­cismo o altra vanità sistematica di sentimento. Io ho sempre avuto sete di felicità e di felicità che venisse dall'amore: l'ho cercata, ne ho trovata in te, l'ho trovata malgrado me stesso che sono il mio più grande ne­mico. Né vorrei, se al tempo in cui siamo non mi fosse interdetto spe­rarla. Ma per me la felicità non ha mai formato l'amore o l'amicizia. Gli effetti sono tutti fatali, indipendentemente da noi, ma in noi è ri­posta la loro vita, il loro intiero sviluppo. La felicità, al contrario, negli effetti dipende da circostanze esterne per gli esseri che la provano. Se si trova, tanto meglio, si è felice; se no, può esser questa una causa per nuocere all'affetto che si prova? L'amore sopratutto è il bisogno di travagliare per la felicità di un altro essere, certi essendo di trovar del bene anche in ciò. Tutto questo io lo sento profondamente e l'ho sem­pre sentito. Se tu avessi respinto l'amor mio, ti avrei amata egualmente. Quando ti vidi, dissi a me: son nato per amarla. Non so se tu spieghi nello stesso modo quel che senti, nell'anima, so bene che tu senti lo stesso. Ma perché scrivere tutto questo? Lascio scorrere la penna come vuole e intanto non ho tue lettere.
Qui nulla di nuovo se non che grande dissensione fra il governo francese e un mezzo cantone di Bàie che ha per soggetto gli Israeliti, vale a dire un acquisto territoriale che un israelita ha fatto e che è stato dichiarato nullo ad onta delle convenzioni generali concernenti i