Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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340
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340 Lajos Pàsztor
anch'essi inviluppati e li sento quasi gelati. Esprimerti tutto questo in atto di sorridere è dirti lo stato atmosferico di questi contorni. Da due giorni il freddo è tale che ognuno n'è sorpreso: tutto è ghiaccio, fontane, gocciole d'acqua pendenti alle case, tutto. Cade un poco di neve, ma è assai poca, giacché fa troppo freddo perché potesse essere maggiore; e con tutto questo senza lana, senza nulla, io me ne sto anche senza foco, sarà senza questo anche per due altri giorni almeno. Dove sono non esistono stanze con camini; la sala dove si pranza ha un fornello, ma per altre cagioni desidero non entrarvi. Ti scrivo, dunque, combattendo col freddo e premunendomene in un modo bizzarro; pure voglio scriverti perché, se io non dessi la lettera domattina di buonissima ora, sarei costretto ad attendere due giorni ancora e non lo voglio.
Nella mia lettera,2* che precedeva quella dei 13, che ti ho detto che abbia potuto darti tanta pena. Misero! So io bene talvolta quel che mi scriva? Ho dei momenti di umore così nero che non può non essere apparente nelle mie lettere stesse. È tristezza o meglio è irritazione che talvolta mi colpisce senza causa, senza che io possa accorgermi della sua impulsione. Calmato e quieto divengo in un momento simile ad un ossesso, irritato contro tutto e così sospettoso che il passo di un uomo che passeggi nel corridore può farmi piangere di rabbia, se è prolungato. È un malessere che dipende dal carattere fisico e tu stessa lo provi; è qualche cosa che invade e domina tutto il mio essere dal capo fino alle piante; è uno sconvolgimento morale, subitaneo nella mia esistenza, un cangiamento generale, o che so io, egli se ne va come è venuto, se ne va così3* materialmente che io posso calcolare il momento del riposo e mi accorgo chiaramente dell'equilibrio che succede nelle mie membra, il riposo che a poco a poco ritorna: è una vera battaglia con quel che sta dentro di me e che mi viene dal passato, dal presente, da tutto. Pure, te lo giuro, non ti scrivo mai, qualunque sia il mio stato morale, se non che dopo un pensiero di amore e perciò di bene. Ti scrivo come cercando in te un rifugio che sono quasi certo di trovare, ma la traccia delle impressioni è ancora là ed è riflessa sul foglio, tu la vedi e soffri; ma pensa, dunque, sempre nell'atto che leggi: esso stava men male scrivendomi, il trattenersi con me è stato per lui un rimedio . Questo pensiero non ti abbandoni mai, esso è veris-simo.
Voglio darti notizia che probabilmente già sai: la commutazione della pena di carcere, pronunciata contro i detenuti politici lombardi ih un esigilo ai Stati Uniti, è stata definitivamente distesa sino ai detenuti dello Spielberg: i parenti di Confalonieri, Castiglia, Pallavicini e di altri sono partiti per lo Spielberg per riabbracciarli. Si parla anche quasi positivamente di una amnistia per un certo numero di lombardi: ignoro per quali, ma mi è facile il congetturarlo. È stato ucciso a Zurich con quaranta colpi di coltello un emigrato di Berlino, non si sa perché. L'affare di Bàie-Campagna non è ancora deciso: in principio quasi tutta