Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <341>
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Lettere di Mazzini a G. Sidoli
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la stampa periodica svizzera si è pronunciata in favore degli Israeliti e della loro emancipazione, ma per il mantenimento dell'atto speciale, da cui è insorta la questione. I giornali svizzeri sono pieni di recriminazioni contro i ministri francesi: voi avete fatto questo, voi avete fatto que­st'altro, etc. Ed è questa una ragione per fare altrettanto?
Ho compreso assai bene la tua idea sulla musica e sulla sua esistenza attuale: è giusta. Del resto la musica italiana sembra volere andarsene come tutt'altro. Rossini non scrive più ed ha ragione. Bellini, Donni-zetti etc. sono imitatori più o meno fortunati, non hanno formato strade nuove. Da gran tempo non ho conosciuto come opere di vero genio musicale fuori del Robert le Diable di Meyerbeer4* che anch'esso è ita­liano, checché ne dicano i francesi. Ascolta. Nello studio della storia il non partire da un sistema, da un principio, non solo s'incontreranno difficoltà, sterilità, ma falsità ancora e, perciò, risultati cattivi o nulli. Lo studio della storia è un bel niente se non costituisce una esperienza, vale a dire un insegnamento, una norma per l'avvenire, sia individuale, sia dei popoli. Senza ciò esso non darà che un carico di erudizioni inutili, pedantesche, una nomenclatura, una cronologia per esercizio della memoria e niente più. Che ne faremo noi? Ora come mai l'istoria può fornire un insegnamento permanente, se non per mezzo di regole, di regole generali? E come cavare da lei delle regole, se non ponendola su di un principio? L'istoria in punto di vero individuale, puramente analitico dà una collezione di fatti, ma non5) un legame, una scelta di questi fatti. Come, dunque, cavare dottrina dallo studio di fatti consi­derati isolatamente o come sono avvenuti, senza rimontare a qualche sor­gente istorica? Bisognerebbe perciò, per potersi regolare sugli esempi che somministra l'istoria, che i fatti del passato venissero a riprodursi esattamente tali quali sono stati; bisognerebbe poter dire: il tal fatto ha il suo simile nell'altro, ora quello produsse i tali effetti e fu prece­duto dalle tali cause, per questo adunque accadrà oggi altrettanto. Ma questo non può essere: i fatti non sono mai simili, non si riproducono, si seguono,6) si cangia sempre terreno: la sola differenza di tempo, la sola differenza di luogo pone un abisso fra un fatto e l'altro che, per altro, sembrano simili.
Perché dunque possa aversi utilità nello studio dell'istoria, bisogna dire quel che si dice in aritmetica, bisogna stabilire una proporzione: se tanto mi dà tanto, tanto che mi darà? Se quel fatto, avvenuto in tal tempo o in tale luogo, con quel moto d'energia, d'attività o in mezzo a que' uomini, ha prodotto tali risultati, quell'altro simile per natura, ma avvenuto in altri tempi etc, quali risultati' potrà dare? Se non è questo lo scopo dello studio della storia, non saprei perché stu­diarlo? Ora cercare quella proporzione, è cercare un principio, una re* gola applicabile ad ogni caso, cercare questo rapporto è cercare la ra­gione, la legge di questo rapporto; trovare la legge dei rapporti Ì fra più fatti, o in altri terrnini, trovare la legge dell'istoria, ecco lo scopo