Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <342>
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342 Lajos Pàszfor
di tutto il travaglio, ecco quel che si distingue gli storici filosofici e quelli che non lo sono e che per conseguenza sono semplici compilatori. Basterà il riflettere uri sol momento che, cercando questo, credendo pos­sibile di trovarlo,8) si fa quello soltanto che9) si fa in tutt'altro, in ogni branca105 d'erudizione e di scienza. Si è fatto in astronomia, si è fatto in fisica, si cerca di farlo anche in medicina, classificando le malattie, si è fatto in tutto: per tutto si è cercato di dedurre dall'insieme dei fenomeni nati la legge generale di quei fenomeni. Ora perché non potrà farsi questo anche per l'istoria? La storia non è che un seguito di feno­meni umani: è l'uomo che agisce, è il suo pensiero incarnato in uu fatto, in una dimostrazione materiale. Perché, dunque, la serie de' feno­meni istorici non avrà la sua legge, o piuttosto come potrà sfuggirla? Tutto quello che vive ha una legge d'esistenza, perché tutto quello che vive, vive in un modo e non in un altro. Trovare la legge di un essere, vuol dire trovare la legge, l'istoria del suo sviluppo e de* suoi rap­porti cogli altri esseri; trovare dunque la legge dell'istoria è trovare la legge del suo sviluppo, la legge di successione de' fatti, che certo esiste e che, trovata che sia, darà la chiave per spiegare il passato e sempli­ficare immensamente il travaglio. Ora vi sono fatti bastanti già avvenuti, da' quali possa dedursi una legge generale che riguardi i fatti tutti? Si è in qualche modo conosciuta questa legge, si è dedotta, si è verificata? Se ciò è già, si vede chiaro che si devono riguardare tutti i fatti, ogni storia dal punto di vista di questa legge. Se non si è ancora rinvenuta, cerchiamola, studiamo sulle traccie dei principi già palesi, ov­vero studiamo per rinvenire questi principi; altro non saprei dire. Ti parlerò poi sulla legge dell'istoria, che per me è quasi conosciuta ed in gran parte verificata.
Chi sa che al giungere della presente la risposta non sia già venuta? Qualunque essa sia, non dimenticarmi, né se favorevole, né se contraria, non dimenticarmi; tu non sei solo intieramente al mondo, se m'ami e se senti il mio amore. Non lo sono neanche io, lo sarei, se tu non fossi. Avrei doveri d'adempire, niente altro che doveri; oggi ho più, ho qualche cosa che mi riempie il cuore, il mio amore, il tuo amore, la tua sfortuna, il mio bisogno di dividerlo, la mia speranza di esserti di sollievo per sopportarlo. Ebbene, fa lo stesso, sii la stessa. Non hai forse anche tu una sventura da consolare? Non hai anche tu un amore da pagare con amore? Sii la mia Giuditta, combatti per me; finché siamo due nel soffrire, soffriamo, non disperare giammai, si dispera al­lora solo quando si è solo e checché accada tu non sei sola. Ti dico questo per non so quale presentimento che ho nel cuore: possa egli non avverarsi! possa io perdere qualche altra cosa di quel che mi resta e tu acquistarne alcun altra! la tua è mia vita, il tuo è mio bene, io avrò la forza di proseguire, se tu sarai circondata d'affetti e d'un sorriso di esseri amati. Ti scriverò ben presto, ho bisogno di trovarmi