Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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344
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troppo causa. Il mio suocero, a cui è stato scritto, non da me sola, per annunciargli la buona nuova di quel che faceva per me l'Eccellente Personaggio, di cui ti ho parlato, non ha ancora risposto una parola. Anche d'altra parte io non so nulla e comincio a credere che Ì timori, che lasciavo in fondo del cuor mio, fossero ragionevoli. Mio Dio! Che si fa mai contro di me? Pure un rifiuto a quella richiesta sembrerebbe impossibile, ma che significa tutto quel tempo senza risposta? La tua lettera, però, che ricorda sì bene il tuo amore e la tua tenerezza, mi addolcisce l'anima, la circonda di quell'atmosfera soave che nell'inverno sta all'interno di un mazzolino di viole, e poi tu dici bene di me e perciò, ciò che non accade spesso, mi è di sollievo, mi dà forza. Ho del bene e del male, ma, perché sono disgraziata ed oggimai ho troppo sofferto, bisogna rammentare di me il bene, dimenticare il male. Vorrei sapere di tua salute. Fuma poco, te ne prego, prendi poco tabacco, te ne scongiuro non vivere con tanta fidatezza. Sembra che tu ti prenda giuoco di tutto, non farlo, no e, se mi ami, non mostrarmelo sopra tutto. Perché Gustavo non prende Ginguené? 4> Sono molti anni che non ho quel libro fra le mani, ma per parlare a stranieri il poco è buono. Tu devi fargli strada. Partecipami le idee che gli hai dirette sopra Dante. Tu dici che Dante è la vera espressione nazionale. Esso voleva l'unità italiana, ma la voleva egli realmente come in seguito e sempre? Ed era l'unità, che un paese deve avere, quella che recava a lui un capo straniero? E poi egli stesso ...?6) Basta, basta. Aggiungo, perché non sbagli, che io venero, amo e m'inginocchio d'innanzi a Dante, come a una divinità, non ha egli forse provate tutte le nostre disgrazie? Ma7* quel tempo era diverso: non so trovarne alcuno che possa paragonarsi al nostro, ma di ciò è forse causa il progresso. Secondo me, non ne convengo, ma i principi costitutivi della nostra esistenza sociale d'oggigiorno differriscono intieramente dagli elementi dei secoli che ci precedono e più in là le cose erano anche diverse. Ho poca fede in tutto quello che ne circonda non abbastanza forte per sostenersi, né abbastanza debole per lasciar correre e cadere. Non intendo quel che verrà dopo noi, perché credo che tuttora s'intende assai poco. Credo che Gustavo farà bene, imaginandomi il suo uditorio asino tanto quanto si può esserlo: insegnare a leggere a tal gente sta nel fargli credere che essi sono poeti. Ecco quel che dà buon esito: lusingare l'amor proprio; ma si chiama questo cavarsene con onore? Addio, ti abbraccio con molta tenerezza. Prega per me il buon Dio, che mi renda o meno melanconica o meno ricolma di amarezze. E i miei figli li rivedrò io? Addio, fa i miei8) saluti a tua madre.
') Cix. qui sopra le lettere 7 e 8. Ambedue sembrano essere datate al 26