Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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345
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Lettere di Mazzini a G. Sidoli
345
Ottobre 1835: sono provviste rispettivamente dei nn. 1 e 2. La data della lettera n. 2 di Mazzini non è leggibile chiaramente. La lettera n. 1 dà atto della ricevuta della lettera del 13 ottobre 1835 della Sidoli, mentre la lettera n. 2 di quella la lettera del 17 ottobre 1835.
2* ms. segue fatto, cancellato e corretto sopra il rigo in recato.
3) ms.: non ne.
4> ms. Giugeni. La Sidoli accenna a Pierre-Louis Ginguené, nella cui Histoire liiiéraire d'Italie Dante ha un posto di grande rilievo. Cfr. Enciclopedia Dantesca, III, p. 164.
5) ms. segue quella, depennata.
6* ms. i puntini sono nel ms.
ms. segue quei tempi erano diversi, corretto ón singolare.
8) ms. segue complimenti cont corretto sopra il rigo in saluti a .
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GIUSEPPE MAZZINI A GIUDITTA SIDOLI
N. 5 19 novembre 1835
Cara. Ho letto la tua de' 5 novembre.1' Il tuo sogno mi ha fatto fremere, perché un momento l'ho intraveduto realità; m'è parso vederti come ti descrivi. Non sono essi capaci di tutto? Poi ho cacciato da me questo pensiero; non può essere, e allora il tuo sogno mi ha fatto piangere, perché se non vi è realità, v'è forse, purtroppo, la verità. Credo avertene già scritto e lo presento: se ti concedono rimetterti in braccio a tuoi figli, ti vieteranno le mie lettere e sarà delitto l'aver nuove di me. È pensiero che m'avvelena già prima la gioia, nuova e profonda, che mi darebbe il consenso loro all'inchiesta, perché, s'anche saprei che io vivo e che t'amo, dacché vivere e amarti è lo stesso per me, s'anche avrò modo di farti sapere indirettamente ove sono e in che stato, potrai tu gioire de* tuoi bambini senza una mia linea che ti cinga di carezze e di amore e t'inondi quella gioia di calma; potrei io starmi così solo e senza una parola d'affetto, confortato solamente al pensiero, che altri t'ama e t'accarezza? Noi so e, s'ora vi penso, mi pare di no. Ma noi ci avvezziamo a sopportare ogni cosa ed anche questo è triste pensiero. Comunque e checché t'impongono, se, come io dubito ancora, accoglie la domanda del Cardinale, ho sentito il bisogno ripeterti nella mia, nella tua favella, che io t'amerò sempre, sempre, che tacente o scrivente, lontano o vicino, io sarò sempre con te e farò del tutto per imaginarmi che tu sei con me, pensi a me, desideri me. Il tuo ritratto mi rimarrà e il pensiero che avrei dato volentieri la vita per riporti in seno alla tua famiglia. Checché avvenga, i tuoi ricordi mi staranno sempre in mente; noiato a morte,