Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <350>
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avendo altra parola da aggiungere, ti scrivo perché tu non mi creda afflitta più di quel che sono e per assicurarti che lo sono meno di quel che dovrei. Questa notte ho sognato che avevo stretto fra le mie braccia Elvira e Corinna. L'emozione che ne ho avuta è stata sì forte che mi sembra ancora che ciò sia realmente accaduto e son ri­masta ea)l rimango tuttora come se quel abbraccio potesse effettuarsi: e non è questa pietà dell'intelligenza suprema che non vuol che cre­diamo alle nostre proprie sventure...?4) giacché non ho mai cessato di ripetere a me stessa e in modo da non poterne dubitare che oggimai mi è tolta ogni speranza di rivedere i miei figli, chi sa per quanti anni, ecco che li abbraccio nel mio sogno ...,5) poveri figli! ma essi sentono poi le mie carezze? Che giova ad essi il mio amore? Può egli scancellare il ...,6) con cui è forse marcato il loro destino? giacché, è pur vero,7* il primogenito è rimasto senza suo padre e senza me8* qualche mese dopo il suo nascimento e gli altri tre sono nati nel­l'esilio. La mia salute è buona. Ieri sono sortita e mi sono recata a vedere delle antichità, perché abbia veduto tutto, quando mi sia concesso il poter partire. Presentemente è qui un tempo bellissimo. Ho sem­pre le labbra inferme. Dimmi perché, quando una volta ti scrissi che talvolta parevami dovermi io dare un po' di pena per essere al caso dì scrivere qualche cosa per i miei figli, tu hai fatto sembiante di obliare una risposta? Credi tu che la verità, che sta racchiusa nel tuo silenzio, sarebbe stata per me tanto penosa da non poterla sentire?
Mio caro, ti abbraccio, ho letto or ora la tua lettera del 12, n. A.l0) Le mien) ciglia sono ancora bagnate per l'emozione che mi ha dato tutto quello che di dolce e di affettuoso sta scritto nell'ultima pagina. A quest'ora tu non lo sai ancora, ma fra pochissimi giornir2) leggerai che io non devo più rivedere i miei figli. Quando scrivo o pro­nuncio simili parole, mi sembra di esser presso a morire. Mio Dio! Perché dunque dopo tanti anni il Duca mi ricusa i miei figli? Eppure egli poteva sentir tutta la mia disgrazia. Egli è padre e padre affet-tuosissimo. Felici coloro che dopo tanti dolori rivedranno i loro parenti ed amici. Non sapeva che la commutazione fosse anche per i prigio­nieri dello Spielberg, per gli altri conosceva. Solo ignoro quali di loro abbiano accettato o no. Per me avrei piuttosto sopportato quattro anni di Spielberg e non la partenza ed il bando per l'America; dopo i cinque anni avrei espatriato. Sembrami che tu abbia ragione in quel che mi dici sulla storia: almeno è tutto quel che bisogna per mostrar la neces­sità di un sistema. Tu muori dal freddo! Oh, quante cose cammi­nano assai male. Ma perché credi tu che senza un sistema, senza una regola generale non si possa in egual modo13) paragonare dei fatti, ragionarvi sopra e, tenendo conto del tempo e di tutt'altro, ricavarne ragionevoli applicazioni? Vedi tu che dovunque esistano leggi morali? La peste, l'ingiustizia, il bene ed il male quale via tengono? Mentre la minima particella di una materia non sa sfuggire le sue leggi, ne ve-