Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <353>
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Lettere di Mazzini a G. Sidoli 353
trove spediscono truppa sulla frontiera e paion temere. Il nunzio ponti­ficio ha lasciato ad un tratto la sua residenza e si è recato a Schwitz. Del resto nulla di nuovo.
I tuoi dubbi su Dante son naturali ed hanno influito su più scrit­tori a definirlo uomo di passioni forti, violente, vendetta, ira ed odio, ma non d'altro. V'è chi ha detto che il suo era non amor patrio, ma amor proprio. A me pare, non abbian tenuto ragione de' tempi. Dante nel secolo XIX avrebbe probabilmente preso altre vie da quelle che ei tenne. Tra il XIII e il XIV chi avrebbe pensato mai ragionevolmente alla unità italiana vegnente del Popolo Italiano? Popolo Italiano non era. Erano città che si scannavano l'ima coll'altra. Nella sola Toscana erano dieci o dodici campi. Lingua comune non era. Erano dialetti e tra questi alcuni s'aggiudicavano il primato sugli altri, ma per mera vanità, non perché vi riannettassero idee larghe o nazionali. Bisogna pur dirlo: l'elemento di divisione era in allora più fortemente rappresentato dalla democrazia, che da altro. I tempi tendevano allo sviluppo dell'in-vidualità7' avanti tutto e la democrazia, ponendo in seggio la libertà, ma senza garanzie, senza patto, più come cosa di fatto, che di diritto ordinato, aiutava mirabilmente l'individualità. In Firenze, allora, comin­ciava l'influenza de' mercanti e i mercanti, non patrizi, ma gente nuova senza tradizione, giovavano nel loro paese la libertà, ma d'idea italiana non avevan neppur l'ombra. Pel lato popolare Dante non avea, dunque, nulla a sperare. Per l'unità non v'erano che due speranze: l'una nel Papato, l'altra nell'Impero, ossia nelle pretese de' monarchi stranieri. Bisognava scegliere, scegliere tra due ambizioni. Dante scelse l'Impero. Dirti qui tutte le ragioni che, mi pare, lo determinassero, non potrei. Ma il Papato, non avendo, forse, materiali sufficienti, tendeva all'unità del dominio per vie che cominciavano a disunire: attizzava gelosia, in­vidie, liti, per frammettersi come protettore o paciere; smembrava per farsi più facilmente padrone. L'Impero, invece, tendeva all'unità del do­minio materiale colla conquista: via più spedita e che presentava forse a prima vista più probabilità di successo. Dante, nemicissimo d'altra parte a Papi per altre cagioni, intravedendo nel loro dominio altri mali irreparabili, ingannato fieramente da un Bonifacio papa, etc. età, scelse l'Impero, perché sapeva che gli Imperatori, lontani e travagliati quasi sempre di guerra e di ambizioni di famiglie a casa loro, non avrebbero mai avuto, come era infatti anche nei loro bei tempi, che un'autorità nominale e che la nazione Italiana, sorta una volta sotto la comunion delle vicende, avrebbe scosso, quando ne avesse avuto voglia, quel giogo. Del resto l'idea, il sogno di Dante era anche più grande, e sublime: era il sogno, concedimi questo, che io vado a dire, perché lo dico a te che m'ami e certo non giudichi di me bassamente, il sogno che io ho tentato e tenterei, se avessi modo o potenza o genio; non di costituire l'Italia, non d'insorgerla per mera reazione o per altra causa, ma di costituirla iniziatrice delle nazioni, di porla a capo di un'epoca, di farla