Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <356>
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Lajos Pàsztor
quelle che, senza farmi scontento, mi danno un'impressione di tristezza. Picciol cosa relativa al mio soggiorno basta non solo per darti dell'in­quietezza, ma per irritarti ancora contro di me, per accusarmi di2* scuo­tere dolorosamente il tuo cuore e la tua anima, per dirmi in atto di convinzione, che le tue preci e le tue suppliche sono nulla per me. Perché dici questo? Perché ti slanci tanto presto al giudizio di me, distanti un dall'altro? Perché non fai tu calcolo di mille difficoltà che si oppongono ad un assoluto segreto? Credi tu che sia facile celare il proprio soggiorno, quando si è costretti strarsene cinque o sei mesi nello stesso luogo? In un luogo dove stanno cinque o sei persone, in un paese dove ad ogni passo s'incontra un uomo che vi conosce, in un paese di piccole abitazioni che tutte hanno il proscritto, dove da tutti si è indicato tratto per tratto. T'assicuro che sono stato più volte rico­nosciuto da persone che a me erano del tutto incognite ; i miei conno­tati sono stati dati alle autorità del cantone. E a dò aggiungi le con­getture e le imprudenze del piccol numero di persone che sono necessa­riamente nel segreto. Non so che un mezzo per sfuggire ed è quello di cangiar spessissimo di posizione, ma ciò è per me insopportabile, di più impossibile per cinquanta ragioni. Potrei forse chiudermi in una stanza di qualcuno che si dicesse mio amico, ma quest'uno lo direbbe all'orec­chio di tutti, poiché v'è smania di palesare l'ospitalità che si accorda. E bene, questo non posso farlo, non voglio oggimai ricever più ospita­lità da alcuno; ho avuto per ciò troppo dure lezioni. Bisogna che io debba tutto al mio denaro. Ma ciò raddoppia le difficoltà, poiché non è sì facile, credilo pure, trovare degli albergatori o altri che voglino albergare senza dare la denunzia. Per il resto, dove sono i miei rischi? Di esser forse arrestati, condotti chi sa dove? Sarei avvertito. Un si­mile tentativo ha avuto luogo a Berna dietro la denunzia di M. De Bombelles.3) Sono stato cercato dà dove4) ero,5* ma inutilmente. La vita? Fo assai poco conto di ciò. Vi è stato ben altro tempo, in cui si è desiderato disfarsi di me e non si è fatto. Oggi si sta forti. Più sono prese per questo le mie precauzioni. Perché adunque indirizzarmi una di quelle lagnanze che, perché vengono da te, mi sono amarissime, mentre io non la merito. Non parlarmi più d'Austriaci o d'altri si­mili. Che importa a me che essi sappiano o no. Se nel mondo non vi fossero che solo ufficiali austriaci, vorrei fare imprimere il mio indirizzo. Odio e disprezzo per essi! Non ne parliamo di più, rassicurati.
Sai, che io ho sempre, mio malgrado, conservato dei dubbi sulle disposizioni del Duca. Mi sono, sì, abbandonato alla riconoscenza, ma non mai alla pura gioia, poiché la prima idea, che mi è venuta dopo intéso quel che me ne dicevi, è stata questa. Povera Giuditta, se essa fosse ingannata! Eppure potrebbe sperarsi. Che voglia attendersi non so che, per una misura generale, sta bene. Ma tu come donna, come ma­dre non sei forse in una categoria totalmente diversa? So capire quali siano le misure generali per quelli che sono stati colpiti da un decreto