Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <357>
immagine non disponibile

Lettere di Mazzini a G. Sidoli 357
generale, da un decreto in forma d'esiglio o di prigione o di morte; ma tu non sei forse in una posizione differente? A che giova il parlare, conviene aspettar e per me fa d'uopo sperar molto e pregarti a racco­gliere tutte le tue forze, per sopportare anche un rifiuto che non sa­rebbe che provvisorio. Mio Dio, mio Dio, le speranze devono dunque essere sempre così circondate da tante amarezze?
Quando ho detto che il genio è la facoltà di amare in supremo grado, ho voluto intendere- porta seco la facoltà etc. Positivamente io la penso così. La parola amare, presa generalmente, specialmente come facoltà, viene applicata a tutto. Il genio in scoltura, in pittura, in mu­sica porta con sé6) l'amore dell'arte in supremo grado, poiché per spin­gersi al fondo, per incarnarsi ne' misteri di quell'arte, bisogna appas­sionarsi. Che se il genio sarà portato dalle circostanze ad amare un es­sere vivo, egli l'amerà, sii ne certa, in supremo grado. Del resto la definizione filosofica della parola genio si deve, io credo, prendere nella sua stessa etimologia. Genio proviene da genesi, che vuol dire genera­zione, creazione. L'uomo che dà nel mondo una nuova idea, merita il nome di genio. Così Newton, così Galileo, così Dante, specialmente dal mio punto di vista, così Vico etc. L*ingegno, la forte intelligenza tra­vaglia, svolge, spiega il germe posto già dal genio. Vi sono poi vari geni: geni di esecuzione, geni di riforma, geni che reassumono e for­mulano, p.e., un'epoca intiera, applicandone i risultati, come ve ne sono di quelli che prevedono ed annunciano un'epoca. Vico, per esempio, ap­partiene a questi. Voltaire, che venne due secoli dopo la Riforma, sta fra gli altri. Perché il nome di genio, o la cosa, ti sembra ridicola? Non siamo forse tenuti a Kopernik ed a Galileo dell'immenso sviluppo che essi hanno dato alla scienza, dimostrando contro tutti il moto della terra e l'immobilità del sole? E se un grande poeta ci fa piangere quando abbiamo il cuore serrato e niun amico, non sentiremo per lui una specie di riconoscenza? Te lo confesso, ho sempre veduto quel che chiamasi genio così profondamente infelice, così vilmente perseguitato dal mondo degli indifferenti, degli ignoranti e degli egoisti, che piuttosto contro essi io rivolgo tutto il mio disprezzo e la mia indignazione. Ma tu santa, tu buona, tu mia Giuditta, che hai un'anima, un modo di sentire speciale, che intendi tutto ciò che è bello e grande, perché reagisci contro le opere di grandi intelligenze o di cuori grandi? Ho riconosciuto te in te stessa, nel tuo pellegrinaggio alla tomba del Tasso, quando parlavi di Raffaello e quando, senza saperlo, pronunciavi alcune parole a Santa Croce. Tu hai assai cose in tuo cuore; non vedi che la bocca le rinega talvolta perché il mondo colle sue affettazioni, colle sue servilità, colle sue ipocrisie ti ha disgustata. E, a vero dire, v'è perché. Ma, dunque, dammi ascolto, isoliamoci da un mondo che ci dispiace, non accordiamole influenza sulla nostre opinioni e sulle nostre impres­sioni. Che importa a me, se quel sentimento è stato mille volte profa­nato o esagerato? Non è che in cuor mio e nel cuore di quelle che