Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <358>
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358 Lajos Pàsztor
io amo e che è capace di sentirlo che io poso la mia legge, non in altro. Traggo tutto da me, da te che ho identificata con me, nulla dagli altri. In questo mondo vile, corrotto e corruttore, scegliamoci al­meno un santuario, un angolo appartato, privilegiato neU'anima nostra, dove il suo alito non possa nulla. Non vi ammettiamo che quelli che amiamo e che ci amano. Sappiamo così, che non vi sarà alcuna profana­zione. Mio Dio! Fo io con ciò della poesia? No, no, io ho fede in te, tu devi intendermi e non biasimarmi, perché tutto questo viene dal cuore del tuo amico, del tuo Giuseppe che ama in te prima te, poi il buono, il bello, il grande, il nobile che sta in te. Ti abbraccio. Amami e parlami un poco meno laconicamente di tua salute.
Mad. Giuditta Sidoli, Roma.
1) Questa lettera delia Sidoli non è stata finora rinvenuta. 2> ms. segue una parola depennata e resa illeggibile.
3) È Luigi Bombelles. Cfr. per lui, G. FERRETTI, Esuli del Risorgimento, cit., secondo l'indice.
4) .ms. segue non, depennato.
5) ms. segue più, depennato.
*> ms. con se: scritto sopra il rigo.
19 GIUDITTA SIDOLI A GIUSEPPE MAZZINI
16 dicembre 1835
Vorrei sei ore almeno e non ne ho che una. Avrei bisogno di pormi e riposarmi tranquilla nel pensiero di te, senza alcuna distrazione, senza noia alcuna, leggere le tue ultime così care, chiamarti dal mio canto con nomi somiglianti, credere di sentirti parlare e parlarti real­mente per ritornare un poco come vorrei essere. Ho cangiato alloggio e sono stato un poco ammalata. Sto meglio questa mattina e la notte è stata men triste. Dunque sta tranquillo. Sono venuta ad abitare vici­nissimo al Pantheon, Piazza del Pozzo delle Cornacchie n. 59 al terzo piano. Non ho cammino, ma invece un foconcino, secondo l'uso di qui. Non ho più prospettiva, più altro, ma ciò nulla importa. Oggi è gio­vedì, venni qui lunedì sera; dopo due ore mi prese un forte dolor di capo, lo credetti prodotto dalla fatica dello sloggiare, andettì a letto e spensi il lume. Quella notte era l'anniversario di Elvira, questo pen­siero mi dominava tutta, sentiva l'anima ripiena di riconoscenza per quel dono del cielo, ero quieta e contenta. Elvira mi appariva come