Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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359
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Lettere di Mazzini a G. Sidoli
359
l'angelo della mia vita, mi riconciliava con l'esistenza che mi rimproverava di aver troppo spesso desiderato di lasciare; non potevo dormire, ma non m'importava. Pure quella notte è stata assai lunga, poiché ho vegliato sempre, senza lume e addolorata. Mi è di più accaduto un caso con un altra specie di fosforo, ma senza male, tolto un poco di paura e dopo la penitenza di restare senza lume. Dopo un ora, dacché ero in letto, volli accendere il lume: affondai nel fosforo quasi una dozzina di candelette: tutte prendevano fuoco per un momento, tramandavano qualche scintilla e poi si spegnevano. Una di quelle scintille cadde 1} precisamente nella piccola bottiglietta che prese fuoco all'istante. Benché spaventata, la chiusi subito e fermai così una maggiore esplosione. Le candelette che restavano, essendo di cera, si liquefecero, il fosforo non serviva più; chiamare la donna sarebbe stato inutile, perché non sa batter fuoco, mi convenne dunque rassegnarmi a quella notte che passai, come ti ho detto, come uno dei più bei giorni, coll'imagine di Elvira, col piacere che provava di possederla, colla speranza di sua tenerezza, di cui avea prova così recente. Mi alzai la mattina, ma per tornare subito in letto: avevo un fortissimo mal di capo. Stetti in letto tutto il giorno, provai di alzarmi verso le quattro, ma non potei resistere e di più aveva2* voglia di vomitare; pure la sera stetti meglio ed intesi bisogno di mangiare, ciò che aveva sentito anche la notte antecedente. Ieri mattina stavo meglio, ma il dolor di capo è tornato e sempre con una grande languidezza di stomaco. Dopo pranzo sono stata meglio, così questa notte, così questa mattina.
Aspetto la risposta di Bologna, poiché S. E. ha avuta la bontà di scrivere, e se essa verrà negativa sarò chiusa in Roma per l'eternità. Sono stata distratta in questi giorni per le noie dello sfitto, ma, quando traveggo quel che è divenuto il mio stato dopo quella risposta negativa, quando penso come debba ricominciare una nuova esistenza, con gli stessi dolori e con minor speranza di prima, mi sento avvilita e mancante. Addio mio caro Giuseppe.
J) xns. segue appunto, depennato. ras. segue pur, depennato.
APPENDICE
CARDINALE TIBERIO BERNETTI AL CARDINALE LUIGI LAMBRUSCHINI 1}
Casa, 17 ottobre 1836 Eminentissimo mio Padrone.
Ho l'onore di compiegarle una supplica, che si vuole farla giungere