Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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360
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Lajos Pàsztor
nelle sue mani col mezzo mio, onde io a V. E. caldamente la raccomandi. Raccomando adunque e trasmetto secondo il desiderio, non senza pregarla a perdonarmi la noia che Le reco.
Questa supplica è di una donna Reggiana, che quel Duca, non so perché, ama meglio di saperla fugiasca, che residente in famiglia. Dessa fu parziale amica del celebre Mazzini, e questo è il suo vero peccato. Quando Modena soggiacque alla ribellione essa con il marito crede di mettersi in salvo. Andò in Svizzera, e là rimase vedova. Continuò ad andar vagando e fu in Francia: da Francia in Napoli ove rimase del tempo, da Napoli venne in Roma: qui credeva di non trovare asilo, e la polizia di fatto le intimò di partire: ricorse da me ed io (d'appresso il consiglio ancora del Signor ambasciatore d'Austria) la rassicurai, e qui restò vari mesi non senza utilità delle vedute politiche. La smania per i figli la fece andare in Bologna, e PEminentissimo Macchi non ebbe a dolersene. Di là a tutto suo rischio e pericolo si ricondusse in Reggio. Ivi restò qualche settimana e poi S. A. la obligò di bel nuovo ad allontanarsene. Ora non ha terra che la sostenga e supplica, come vedrà l'È. V. Le relazioni col Mazzini sono cessate affatto. Altri rapporti pericolosi non si sa che ne abbia. La condotta che tenne in Roma fu irriprensibile: lo stesso è stato in Bologna. Come possa dare tanta apprensione la presenza di questa donna, che basta vederla per giudicarla più morta che viva, confesso il vero, non lo capisco.
Ho detto tutto. V. E. deciderà come crede. Le bacio umilissimamente le mani e con vero ossequio e rispettoso attaccamento mi ripeto dell'E. V.
umilissimo, devotissimo servitore vero affezionatissimo
T. C. BERNETTT
U ASV, Segr. di Stato, 1836, rubr. 224 (già rubr. 166; Esterno b. 370, fase. 4), n. 53290. Orig. autogr.