Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno
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1995
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386
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labri e periodici
tendo in evidenza come immediatamente la stampa ufficiale fissi i punti fermi di una biografia esemplare: il re galantuomo, il gran re, il padre della patria muore quando è compiuta la grande missione che aveva prefissa alla propria vita, l'indipendenza e l'unità dell'Italia. Ai suoi funerali, ispirati alla più formale solennità, partecipano con sincera commozione cittadini di ogni ceto; le celebrazioni si prolungano nel tempo con cerimonie civili e religiose, con sottoscrizioni per monumenti, con componimenti poetici; fioriscono biografie di ogni spessore, da quelle scorrevoli destinate alle scuole a quelle ricche di documenti e di testimonianze: i due volumi de La vita ed il regno di Vittorio Emanuele II di Savoia primo Re d'Italia di Giuseppe Massari sono già stampati nel maggio del '78, gli otto volumi de 17 regno di Vittorio Emanuele II. Trentanni di vita italiana del Bersezio sono pubblicati tra il 1878 ed il 1895. Alla esaltazione della missione italiana di Casa Savoia danno mano alti funzionari, che vedono l'attività storiografica come una prosecuzione del servizio dello Stato. In questa direzione va la occultazione di documenti che potrebbero sminuire il prestigio della famiglia regnante, compiuta da integerrimi esponenti della cultura ufficiale.
I biografi di Vittorio Emanuele sanno di compiere un'operazione politica. Io credo che sia bene per ora lasciare che si formi la leggenda popolare intorno al suo nome scrive nel 1878 Artom a Massari . La storia farà più tardi il suo ufficio di assegnare a ciascuno la parte che gli spetta nel gran dramma dell'unità italiana . A rettificare i ruoli ricoperti dai vari protagonisti cercherà di provvedere Crispi, giunto al potere dopo che un lungo cammino lo ha portato da Mazzini alla monarchia senza rinnegare il suo passato di repubblicano e di cospiratore. Con un'altra operazione di politica culturale i cardini della ricostruzione moderata (posizione centrale della monarchia, iniziativa del Piemonte, annessioni) vengono ribaltati. Momenti fondamentali del processo unitario appaiono, a Crispi, la rivoluzione siciliana del '48, che costringe i principi a dare le costituzioni, l'iniziativa popolare, che contribuisce alla conquista di libertà ed indipendenza, i plebisciti, che sanciscono l'accordo tra monarchia e popolo. La più larga visione dei fattori dell'unità nazionale risponde alla duplice esigenza della Sinistra liberale di giustificare il suo approdo alle sponde ministeriali e di allargare alla media e piccola borghesia l'area del consenso allo Stato unitario.
Non si tratta, naturalmente, di un succedersi di interpretazioni provocato e condizionato dal succedersi dei partiti nella direzione del paese, bensì della progressiva presa di coscienza della opportunità di valorizzare le molteplici forze che agirono nella crisi dei vecchi Stati e nella creazione del nuovo regno. Tutto questo, ricordiamolo, non nell'ottica dello sviluppo della storiografia del Risorgimento come scienza, ma in quella, come sottolinea l'Autore, intesa a fornire ima lettura dell'operazione di omogeneizzazione degli italiani attraverso la memoria e la celebrazione del Risorgimento . Da questo punto di vista si comprende il rilievo dato alla attività di storico di Nicola Nisco, martire dell'assolutismo borbonico, esponente della Destra meridionale, battuto nelle elezioni del 1874. Il vecchio patriota, uomo di cultura, escluso dal Parlamento si dedica non senza capacità agli studi storici, e nel 1883 riceve da Umberto I l'incarico di scrivere una Storia civile del Regno d'Italia, per la quale ottiene anche un sussidio dal Governo. Una vicenda emblematica per l'autorevolezza del committente e per lo scopo altamente educativo che si vuole raggiungere. Dal canto suo il Nisco si muove con abilità, innestando su una interpretazione fondamentalmente sabaudista motivi nazional-popolari. In verità la narrazione, che parte dal 1848 dando spazio ai vari Stati della penisola e si chiude dopo sei volumi con la liberazione di Roma nel 1870, si dilunga sulle vicende politico-militari senza soffermarsi adeguatamente sulla complessa questione degli ordinamenti statali e dello sviluppo della società dopo il 1860,