Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <387>
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Libri e periodici 387
come farebbe supporre il titolo. Tuttavia l'opera, nel complesso, risponde al­l'esigenza di una ricostruzione in positivo del travaglio risorgimentale, quale richiedeva a fini pedagogici la classe politica dominante.
In efletti, osserva Levra a proposito dell'operazione politico-culturale da lui ricostruita, la posta in gioco, perseguita con un'idea guida ma senza un progetto unitario, con uno sforzo profondo seppur discontinuo, giocato su molte tastiere e con strumenti diversificati, era quella dell'amalgama e dell'omogeneiz­zazione degli italiani su alcuni valori comuni prioritari, in un paese che in­tanto continuava a portarsi appresso una plurisecolare frantumazione geo-eco­nomica e una polverizzazione etnico-culturale, insieme alla percezione di un gap enorme nei confronti dell'Europa sviluppata . Questa frase rende bene t'idea del lavoro compiuto dall'Autore. Da una parte Levra ha inseguito una molteplicità di elementi, giornali e lettere private, deliberazioni ufficiali e ini­ziative spontanee, appuntì personali e discorsi pubblici, volumetti destinati alle scuole ed opere togate (e della fatica compiuta è testimonianza il puntiglioso apparato di note); ha illustrato (senza forzature scandalistiche) riprovevoli mani­polazioni di documenti e di fondi archivistici; ha messo in evidenza momenti di storia minore, quali il contrasto tra Roma e Torino per la sepoltura del re e la profluvie di retorici scritti d'occasione, i calcoli dell'editore Barbera e la petulante insistenza di Nisco per la riscossione del compenso stabilito; ha scritto pagine di grande finezza sugH storici piemontesi degli anni cinquanta-ottanta e sulla visione che ha della storia Crispi. Dall'altra ha resistito alla tentazione di dare al proposito di fare gli italiani il valore di un disegno preciso, ha evitato di costringere in una visione organica iniziative e momenti di varia por­tata e di varia ispirazione. Levra, e questo, a nostro avviso, è il pregio prin­cipale del suo bel volume, lascia la propria fisionomia alle molte tastiere ed agli strumenti diversificati che va man mano illustrando, richiamando con discrezione i nessi che rendono possibile un discorso unitario e convincente su una pagina inedita dei rapporti tra politica, storia e propaganda nell'Italia um­bertina. Una pagina che induce a riaprire la riflessione, forse troppo presto considerata esaurita, intorno alla evoluzione della storiografia sul Risorgimento.
ALFONSO SCIROCCO
M. PICCIALUTI, La carità come metodo di governo. Istituzioni caritative a Roma dal pontificato di Innocenzo XII a quello di Benedetto XIV; Torino, Giap­pichelli, 1994, in 8, pp. 318. S.p.
Addentrarsi in uno studio sulle istituzioni caritative dello Stato Pontifìcio nel secolo dei lumi porta inevitabilmente, come rileva l'A. nella premessa al volume, a doversi misurare con due contrastanti percezioni: per un verso la tradizione cattolica post-tridentina, l'immobilismo paternalistico, per l'altro gli slanci riformistici, la spinta al rinnovamento, due facce [...] che coesistono e probabilmente non sono affatto due, ma una soltanto . Avvalendosi di una ricca documentazione costituita in gran parte da bolle, editti, brevi, chirografi e bandi, l'A si propone di riannodare i fili della politica assistenziale messa in atto dai pontefici nel corso del Settecento, ricostruendo la storia delle istituzioni caritative, più che quella dei poveri; partendo dal presupposto che gli interventi dei papi in materia di assistenza agli indigenti obbediscono ad una logica ben precisa, lo studio mira ad evidenziare i modi e i tempi con cui si configurò il processo di modernizzazione delle strutture assistenziali della Roma settecentesca culminato durante il pontificato di Benedetto XIV.
La carità esercitata dai papi era andata affermandosi nel tempo in concomitanza