Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
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1995
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389
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Per esercitare un controllo sistematico sulle dinamiche che agivano nella trasformazione delle strutture assistenziali nel corso degli anni, non era sufficiente legiferare, ma occorreva mettere in atto un vero e proprio piano di ricognizione generale: le visite apostoliche gestite dalla Santa Congregazione vanno infatti inquadrate in tale direzione e permettono, attraverso la ricca e minuziosa documentazione scandagliata dall'A., di intravedere la nascita di un processo di medicalizzazione che investì in maniera sempre più tangibile il sistema ospedaliero romano.
La vocazione caritativa dei papi settecenteschi si fece sentire in ogni direzione: si volle provvedere alla triste vicenda dei trovatelli oggetto di miserabili speculazioni da parte delle balie a cui erano dati in affidamento, nonché alla condizione delle donne recluse nei conservatori a pregare, a tessere e a filare fino a che prendono stato , fino a quando, cioè, un pretendente alla mano o alla dote delle ragazze non si fosse fatto avanti, combinando il matrimonio con le maestre della Pia Casa, solerti nel lucrarci sopra.
Questa massa fluttuante di diseredati da ordinare, arginare, soccorrere, sfamare, addestrare, diveniva sempre più difficile da gestire in tempi di epidemia e di carestia; non a caso, Papa Benedetto XIV, il pontefice iUurninato per eccellenza, si preoccupò di creare collegamenti fra ospedali, medici e parrocchie per rendere più efficace l'intervento a favore dei bisognosi, e come rileva l'A., a lui va il merito di aver superato la tradizionale visione della povertà comprendendo nel magma dei poveri non solo i mendicanti, ma anche coloro che, pur lavorando, stentavano a sostenersi. Il vero punto di cesura nel modo di gestire la carità, tra il periodo antecedente la salita al soglio pontificio di papa Lambertini e quello successivo, sta probabilmente proprio qui: i rimedi alla povertà in tutte le sue forme, attraverso, per esempio, la visita degli infermi a domicilio, la distribuzione di elemosine agli indigenti e di doti alle orfane, subirono nei diciotto anni di pontificato di Benedetto XIV un vero e proprio processo di burocratizzazione, che, a mio avviso, non può non essere visto anche come strumento di controllo sociale. Non è un caso, infatti, che il legislatore attraverso l'emanazione dei Bandi Generali, tesi ad una maggiore razionalizzazione della giustizia nella malavitosa società romana di allora si soffermasse minuziosamente su quelle disposizioni in grado di agire sul contenimento dell'accattonaggio, distinguendo tra poveri meritevoli di assistenza e poveri che andavano puniti perché oziosi, vagabondi e fannulloni. La mentalità del tempo portava a distinguere i veri dai falsi poveri compulsivamente, per una necessità primaria, religiosamente sentita come riconoscimento della povertà meritoria, e profondamente inerente a criteri d'ordine pubblico . In altre parole, l'esercizio della carità legalizzata poteva arrivare sino ad una certa soglia di sopportazione: tutto ciò che non era facilmente controllabile ed inquadrabile nelle maglie dell'assistenzialismo pontificio, anche per l'enorme esborso di sussidi che un eventuale permissivismo avrebbe comportato, andava represso, soprattutto se si voleva garantire, all'interno di una realtà socio-economica contratta da scelte protezionistiche, un limite di sussistenza anche ai sudditi meno disperati.
I tentativi di arginare le spinte provenienti da un'umanità endemicamente affamata e miserabile si infransero però con la grande carestia che flagellò i territori dello Stato della Chiesa durante il pontificato di Clemente XIII negli anni sessanta del secolo, attirando i mendicanti e i vagabondi delle contrade più lontane.
La successiva e repentina espulsione dei nuovi immigrati, reimpatriati a scaglioni, avrebbe svelato tutti i limiti di un metodo di governo fondato su una concezione della carità mirante all'assoggettamento degli umili alla potestà sacrale dei papi, più che al loro riscatto.
MARIA BELLOCCHIO