Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <390>
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390 Libri e periodici
BIBLIOTECA DI STORIA MODERNA E CONTEMPORANEA, Una nazione da rigenerare. Catalogo delle edizioni italiane 1789-1799, a cura di VALERIA CREMONA, ROSANNA DE LONGIS, LAURO ROSSI, saggi introduttivi di LUCIANO GUERCI e STUART WOOLF (Istituto italiano per gli studi filosofici, Fonti e docu­menti del Triennio giacobino, II); Napoli, Vivarium, 1993, in 8, pp. LXXXH-492. S.p.
Da ormai diversi anni le iniziative legate alla ricorrenza del bicentenario della Rivoluzione francese hanno riportato l'attenzione degli storici e delle isti­tuzioni culturali anche sulla storia d'Italia del decennio 1789-1799. Mostre e convegni si sono svolti un po' ovunque nella penisola e numerose case edi­trici si sono impegnate sia nel ripubblicare testi ormai classici, sia nel pro­muovere la diffusione di nuovi studi. J. CI. Waquet ha fatto nel 1991 un primo punto della situazione su tali iniziative, curando la rassegna L'Italie et le bicentenaire de la Revolution francasse, apparsa sui Mélanges de l'École frangai.se de Rome, Italie et Mediterranée (1991/2), già molto ricca di indica­zioni. Da allora abbiamo assistito a numerosi altri eventi culturali ed edito­riali. In questo ambito di rinnovato interesse storiografico si è mossa l'inizia­tiva dell'Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli, già segnalatosi per la promozione degli studi sulla Repubblica napoletana del 1799, di pubblicare nella propria collana Fonti e documenti del Triennio giacobino il catalogo della raccolta di edizioni italiane del decennio 1789-1799 conservata nella Bi­blioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma, in una edizione impre­ziosita da quarantasei riproduzioni di documenti, frontespizi di opere e stampe d'epoca, conservati presso la stessa Biblioteca o nell'Archivio del Museo cen­trale del Risorgimento, che costituiscono un interessante supporto iconografico, in alcuni casi particolarmente suggestivo.
Si tratta, per questo periodo storico, di una delle raccolte più ricche in assoluto in Italia, insieme a quelle di Milano (Ambrosiana e Museo del Ri­sorgimento), Bologna (Archiginnasio), Venezia (Marciana) e Napoli (Nazionale e Biblioteca di Storia patria). Il materiale è assai vario. Si va da ponderose opere in più volumi ad agili libelli, e poi giornali, poesie, diari, raccolte di leggi, atti di sedute delle nuove assemblee repubblicane, testi costituzionali, perfino carte processuali. H materiale è disperso in più collocazioni e questo, in assenza di un inventario unitario, ne aveva fino ad oggi resa talvolta ardua la consultazione. L'area geografica più rappresentata è ovviamente quella dello Stato della Chiesa, trasformato in Repubblica Romana nel biennio 1798-99 (basti dire che nelle 1748 schede del catalogo Roma è citata in ben 496 casi come luogo di stampa), ma numerosi sono i pezzi riguardanti altre re­gioni italiane ed anzi proprio in questo elemento risiede una delle caratteri-stiche più originali e preziose della raccolta, anche rispetto a quelle analoghe prime ricordate.
Nella loro introduzione i tre curatori del catalogo Valeria Cremona, Rosanna De Longis e Lauro Rossi hanno ripercorso le tappe fondamentali della formazione della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea, di cui la raccolta fa parte. Si tratta di una vicenda piena di svolte e di contraddi­zioni, strettamente connessa ai principali momenti della storia politica e cul­turale del nostro paese, che ha avuto inizio nel 1890, con la proposta pre­sentata da Pasquale Villari alla Camera dei Deputati di costituire presso la Biblioteca Nazionale di Roma una raccolta di libri, di opuscoli, di documenti, che servano ad illustrare la storia della nostra rivoluzione e del Risorgimento italiano . Nella richiesta del Villari v'era una prima importante indicazione, destinata ad influenzare non solo i caratteri della raccolta ma più in generale i successivi studi sul Risorgimento, quella della data da cui far cominciare il moto d'indipendenza nazionale. Negli anni precedenti alcuni intellettuali avevano indicato il 1815 o addirittura, era il caso proprio di Villari, il 1847.