Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <391>
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Libri e periodici 391
Com'è noto alla fine aveva prevalso la tesi carducciana del 1796 come ter­mine a quo per la genesi dell'Italia moderna, cui lo stesso Villari aveva finito con l'aderire.
La prima fase di vita della raccolta ha per protagonista Domenico Gnoli, direttore della Nazionale e cultore di studi romani, alla cui alacre at­tività si deve la raccolta di numeroso materiale; nel 1906 si verifica una svolta fondamentale: il ministro della Pubblica Istruzione, Paolo Boselli, istituisce un Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento allo scopo di creare nel monumento romano dedicato a Vittorio Emanuele II un museo ed una biblio­teca del Risorgimento. La decisione di staccare dalla Nazionale l'ormai ingente corpus librario e documentario già raccolto non convinse Gnoli, che preferì dare le dimissioni. Boselli, dal 1915 presidente del Comitato, proseguì comun­que nel suo progetto. Nel 1917 la sezione Risorgimento della Nazionale, or­mai autonoma e sotto un proprio conservatore, assunse il nome di Biblioteca del Risorgimento; nel 1921 fu trasferita al Mazzetto Venezia, con l'appro­vazione, non priva di esitazioni, di Benedetto Croce, allora ministro della Pubblica Istruzione. Croce si limitava, in effetti, a ratificare decisioni già prese in passato ma, sottolineano i curatori del catalogo, accettando la separazione scientificamente poco motivata, di libri e documenti riguardanti il periodo risorgimentale dal resto dei fondi della Biblioteca Nazionale finiva in un certo senso col contraddire le sue tesi sulla storia del Risorgimento e sulla neces­sità, per comprenderla, di dissolverla nel più grande alveo della storia italiana del XIX secolo e, in definitiva, in quello generale della storia moderna eu­ropea. Non mancarono pressioni sul filosofo ma non senza ragione i curatori del catalogo si chiedono se Croce fosse davvero obbligato a ratificare con la sua decisione un progetto nato nel 1906.
Morto Boselli, nel 1934 Gentile soppresse il Comitato affidando la rac­colta museale alla Società nazionale per la storia del Risorgimento, mentre la Biblioteca passava alle dipendenze del neocostituito Istituto italiano per l'Età moderna e contemporanea. Negli anni successivi ebbe come conservatori, tra gli altri, Federico Chabod, anche se solo per alcuni mesi, e Walter Maturi. Nel 1935 la Società Nazionale per la Storia del Risorgimento diventava Isti­tuto per la storia del Risorgimento italiano; -a questo ente, passavano, quindi, la raccolta museale, l'archivio, gli autografi ed i manoscritti. Tutto il materiale doveva essere collocato nel Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano. Infine nel 1936, per volontà del nuovo ministro Bottai, la Biblioteca assunse il nome, che ancora oggi porta, di Biblioteca di storia moderna e contempo­ranea. Nel 1939 ci fu l'ultimo trasferimento, nella sede di Palazzo Antici Mattei, acquistato l'anno prima dallo Stato.
Nei loro saggi, S. Woolf e L. Guerci hanno giustamente sottolineato l'importanza della raccolta e i pregi del catalogo. Notevole è stato il lavoro di ricerca dei tre studiosi della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea per determinare attribuzioni, luoghi di stampa e date di pubblicazione, delle numerose opere sprovviste di tali indicazioni, sia ricorrendo a repertori e di­zionari biografici, sia attraverso una attenta analisi dei testi alla ricerca di notizie utili in tal senso. Anche se qualche piccola svista, del resto compren­sibile vista la mole del lavoro, non manca, il risultato è di grande interesse ed agevolerà in futuro il lavoro degli storici. Ad esempio, gli autori hanno individuato la prima edizione italiana, peraltro incompleta, dcìl'Émile di Jean-Jacques Rousseau, pubblicata nel 1797 a Venezia, nel secondo volume di una antologia di scritti di autori settecenteschi curata da Giovanni Novello, la Biblioteca dell'uomo repubblicano (cfr. scheda n. 144 del catalogo). D'altro canto la lettura sospettosa dei tre redattori li ha spinti a non recepire acri­ticamente le attribuzioni già formulate da altri studiosi. Così la misteriosa fi­gura di Nido Eritreo, identificata in passato da De Felice nell'evangelico-gia-