Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <393>
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libri e periodici 393
blicani speravano di educare ai nuovi valori anche quel popolo basso che nel corso del triennio 1796-99 finirà, invece, spesso per ingrossare le file del­l'insorgenza antifrancese. Ne sono un significativo esempio, per Roma, i Dia* loghi fra Pippo monticiano, Peppe trasteverino, Checco popolante, la cojnmare e p. Fenaglia (Roma 1798), con cui il nuovo regime cercava di conquistare le simpatie anche dei riottosi abitanti dei popolari rioni di Monti e di Trastevere. A volte, per favorire la comprensione delle nuove idee, veniva usato il dia­letto, seguendo una strategia del resto utilizzata anche da chi tali idee inten­deva combattere, come dimostra il brevissimo scritto stampato, probabilmente a Napoli, nel 1799, A lo re nuosto Ferdenando Quarto nvitto campione per la presa de Romina lo puopolo napoletano, che apre il catalogo. Oltre la tipo­logia del Dialogo, un'altra forma usuale fu quella del catechismo repubblicano, una scelta che tradiva, al tempo stesso, il tentativo di riempire di nuovi con­tenuti gli strumenti pedagogici tradizionalmente usati dalla Chiesa e la diffi­coltà a creare nuove forme di comunicazione con il popolo. Nel catalogo figu­rano, tra gli altri, i Principi di filosofia morale repuhlicana, pubblicati anonimi a Roma nel 1798 nella stamperia di Pietro Antonio Pavon. Si tratta in realtà di una traduzione del celebre Catéchisme frangais, ou Principes de philosophie, de moral, et de politique républicaine à Vusage des écoles primaires di Pois-son de la Chabeaussière, testo ripreso e rielaborato nello stesso anno anche da G. B. Agretti nel suo Catechismo repubblicano tratto dal francese ... (Assisi, 1798), che Guerci indica come opera da attribuire in egual misura ai due autori, italiano e francese, vista la quantità e qualità degli interventi di Agretti. Abbiamo qui, insomma, un esempio di quanto detto prima sulle complicate vicende editoriali che coinvolsero opere francesi e loro traduzioni italiane.
In definitiva, il catalogo si segnala per un duplice motivo. Innanzitutto perché permetterà agli studiosi del decennio rivoluzionario italiano di muo­versi con maggiore profitto del passato nella vasta raccolta libraria e docu­mentaria della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea; in secondo luogo per il valore dei saggi introduttivi, che contribuiscono a fare del catalogo anche un'occasione di buona lettura.
MASSIMO CATTANEO
FRANCOIS LEFRANC, Il velo alzato pe' curiosi o sia il segreto della Rivoluzione di Francia manifestato col mezzo della setta de' liberi muratori (1792) Ristampa anastatica con introduzione di ALDO A. MOLA, Sotto quel velo.,. niente. Il complotto massonico rivoluzionario permanente in Francois Lefranc (Massonismo: storia e fonti, 4); Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1993, pp. X-lll. L. 25.000.
L'interpretazione della Rivoluzione francese quale esito spettacolare di una cospirazione non giunse subito, sempre e necessariamente a collocare la Mas­soneria sul banco degli imputati. Fra i primi a mettere sull'avviso in tal senso fu il conte Antoine Ferrand, il quale pubblicò a Torino nel 1790 un opuscolo, Les Conspirateurs démasqués, in cui, quanto meno a livello di nomi (Jacques Necker, Constantin de Volney, il marchese di La Fayette e il duca Philippe d'Orléans), il nesso Massoneria-Rivoluzione era insinuato, anche se non ancora esplicitamente ed organicamente spiegato. Né lo affermò manifestamente l'ano­nimo Autore dello scrìtto, uscito nel 1791, Lo svegliatolo dei Re o saggio dei falsi principi degli attuali democratici circa la rivoluzione della Francia eie. etc, preminentemente preoccupato di far comprendere ai sovrani che l'offensiva sca­tenata dai rivoluzionari contro la religione non era che la prima fase di un più vasto piano, il cui completamento sarebbe stato raggiunto col rovesciamento dei troni.
Fu proprio con l'opera di Lefranc, sostiene Aldo A. Mola anche sulla