Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <394>
immagine non disponibile

394 Libri periodici
scorta delle erudite ricerche di Jacques Lemaire, che, cinque anni prima dei Mémoires pour servir à Vhìstoire du jacobinisme dell'assai più noto Augustin Barruel, prese definitivamente forma il mito della parte avuta dalla Massoneria nella Rivoluzione.
Per Barruel la Rivoluzione rispose a un disegno della Provvidenza o co­munque ad un bisogno profondo di purificazione con l'eliminazione di istitu­zioni che avevano anchilosato la spiritualità, l'avevano compromessa col potere politico e ne avevano determinato la corruzione e il crepuscolo. Un bagno di sangue catartico avrebbe ripristinato l'età della virtù. La sua non era dunque prospettiva troppo differente da quella dei più fanatici apostoli del Terrore, non meno convinti di adoprarsi per l'avvento della felicità perpetua.
Tali mitologie ebbero però la meglio nei mesi altamente drammatici del­l'arresto di re Luigi XVI, del suo processo e della pubblica esecuzione della Sua condanna alla pena capitale, come poi nel vortice di sentenze sommarie e di stragi.
Invece Lefranc di cui sappiamo solo che nel 1789 dirigeva la Casa degli Eudisti a Caen e che rimase vittima delle stragi di Parigi del 2 settem­bre 1792 operò sino al crepuscolo di una stagione che pareva offrire an­cora spazio per un confronto politico e per il rapido ritorno alla stabilità. Li, avverte Mola, sta l'importanza e il fascino del suo "memoriale": denunzia degli ideatori, mandanti e attori della rivoluzione, del loro retro­terra remoto, dei loro metodi e scopi, ma anche enunciazione delle misure a suo avviso praticabili per averne ragione ed evitare il peggio (p. IV).
Cardine del suo ragionamento era l'incontrovertibile responsabilità della Massoneria. Ma a quale strategia essa rispondeva? Lefranc non aveva dubbi. Si trattava dell'ennesima reincarnazione dei Sociniani, gli antitrinitari negatori della divinità di Cristo. Vicenza ne fu la culla l'anno 1546. [...] Lelio lasciò in Fausto Socino suo nipote un bravo difensore di sue opinioni; e appunto a* suoi talenti, al suo sapere, alla sua indefessa attività, e alla protezione de' principi che gli riuscì di tirare nel suo partito, è debitrice la massoneria della sua origine, de' suoi primi stabilimenti e della collezione de' principi che sono la base di sua dottrina (pp. 31-32).
Apparso nel 1791 e nello stesso anno pubblicato a Londra, lo scritto di Lefranc ebbe rapido successo e fu subito tradotto anche in Italia. L'ignoto curatore di quest'ultima edizione accolse e sottolineò l'accusa di segretezza scagliata dal reverendo eudista contro i massoni. Negò tuttavia che all'origine della setta vi fosse il sodbianesimo. Riguardo alle massime dei moderni increduli, che formano attualmente il distintivo dei liberi muratori, non sono esse realmente derivate dai Sociniani, ma sibbene dagli Anabattisti [...]. Essi, e non i Sociniani, furono quei che spacciarono le due empie massime dell'egua­glianza degli uomini, e della loro libertà (p. 10).
Ma, chiarisce Mola, anche per il prefatore dell'edizione italiana le pa­gine di Lefranc non erano tanto una o la interpretazione della Massoneria quanto un'arma per la lotta in corso (p. VI).
A differenza di quanto è stato solitamente sostenuto, spiega l'Autore della Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, prefazione di Paolo Alatri, Milano, 1992 e di decine di saggi, contributi, conferenze e altri volumi dedicati all'Ordine libetomuratorio, Lefranc non costituisce dunque il passag­gio obbligato dall'addebito della rivoluzione alla Massoneria alla visione apoca­littica di Barruel. Secondo quest'ultimo i massoni costituiscono l'incarnazione stessa del male in perenne conflitto col bene. [...] Per Lefranc [...] la Mas­soneria è sì alla radice della rivoluzione; ma come coagulo di forse ideologiche e {politiche tutte radicate nella storia e che possono quindi essere contrastate e vinte con le armi a disposizione degli uomini, senza scomodare Angeli, Arcangeli, Troni e Dominazioni (p. VII).