Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <395>
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Libri e periodici
Perciò, a due secoli dalla genesi dei mito del complotto massonico rivo­luzionario permanente, la rilettura di Lefranc è, secondo Mola, utile e racco­mandabile perché il saggio del reverendo eudista costituisce il cardine di una fra le interpretazioni più fortunate e nefaste della Grande Rivolu­zione . Ma anche perché esso è salutare antidoto sia per quanti ancora siano corrivi a esprimere su massoni e Massoneria giudizi negativi e senza at­tenuanti né appello , sia per taluni "mudati" perennemente a caccia di una pretesa " essenza " metafisica della Massoneria e proclivi a individuarla in una sua asserita superiorità rispetto a ogni religione per la sua natura di "super-verità", come appunto denunziò l'abate Francois Lefranc, il quale non s'atten­deva certo di vedere un giorno corroborare le sue fantasie da peregrini "filo­sofi della Massoneria" (pp. VII-VIII).
Nella presente stagione la ristampa anastatica di Lefranc è dunque un prezioso contributo scientifico che dovrebbe circolare ampiamente anche al ài fuori della cerchia degli specialisti.
CLAUDIO SPIRONELLI
Grido dell'Italia, ossia Quadro politico delle due repubbliche Cisalpina e Ro­mana e della Toscana e del Piemonte. Traduzione dal francese. Ristampa a cura di Vittorio Emanuele Giuntella; Capranica nella Tuscia, Centro Maria Loreta, 1993, in 8, pp. 77. S.p.
Defilata, un po' in sordina (poche edizioni numerate) è uscita nell'ottobre 1993 la ristampa di uno dei più significativi opuscoli dell'Italia giacobina, o meglio della fine di quella breve ma cruciale esperienza, caratterizzata per molti dei protagonisti da un penoso e tragico esilio in terra di Francia, recentemente testimoniato dal bel libro di Anna Maria Rao, Esuli (Napoli, 1992). L'edizione è dedicata dal curatore Vittorio Emanuele Giuntella a Emilia Morelli perché, come ricorda non senza una punta di emozione lo stesso Giuntella nella breve post-fazione al volumetto, fu lei a fornirgli l'occasione di acquistarlo nel 1950 in una libreria antiquaria di Roma, anticipandogli la somma (allora tutt'altro che esigua) di mille lire.
Ricercato a lungo da Croce, Rota, Soriga il Grido fu per la prima volta scovato, anche se nell'edizione francese, da Baldo Peroni presso la Biblioteca Nazionale di Parigi che lo ripubblicò tra il 1951 e il 1952 sulla pagina della Rivista storica italiana (poi rifuso in un Quaderno della stessa rivista nel 1955). L'opuscolo rappresenta uno tra i più notevoli esempi di quegli appelli, petizioni, memorie che in gran numero furono presentati dai patrioti rifugiati a Genova o in Francia nell'estate-autunno 1799 al rinnovato Direttorio francese, onde perorare la causa della proclamazione di una repubblica unitaria in Italia. E tanto rilievo ebbe la sua pubblicazione che fu presentato, insieme ad altre due memorie, dal rappresentante Briot al Consiglio dei Cinquecento in un fa­moso discorso del 14 termidoro anno VII (1 agosto 1799) sulle recenti vi­cende italiane.
Opera dei rifugiati cisalpini a Grenoble, il Grido si presenta come una lunga requisitoria contro la politica italiana del Direttorio francese e dei mode­rati italiani che l'avevano sostenuta nelle diverse repubbliche sorte nella peni­sola. Particolarmente attenta è la ricostruzione delle vicende della Cisalpina, della quale vengono colte quelle fasi e quei momenti nei quali meglio si evi­denzia il tradimento del Direttorio: la chiusura del Circolo costituzionale di Milano, le reiterate censure nei confronti della stampa, la persecuzione nei riguardi dei patrioti giudicati più pericolosi in quanto fautori di una poli­tica unitaria, i colpi di stato perpetrati da Trouvé e da Rivaud, il tradimento di Scherer. Assai duro anche il giudizio nei confronti dei principali esponenti del ceto governativo cisalpino (Moscati, Paradisi, Serbelloni, Adelasio, Sopransi
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