Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <398>
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398 Libri e periodici
tempo, il suo bisogno di indipendenza e di libertà, vagheggiando, sulle orme del Goethe, una letteratura europea che, pur nel rispetto della Patria, potesse rappresentare il frutto di un proficuo incontro tra nazioni diverse.
Nel giugno del 1828 YIndicatore genovese pubblica Del romanzo in ge­nerale ed anche dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. È il secondo degli articoli contenuti in questo volume, nel quale il Mazzini manifesta il suo pensiero nei confronti del romanzo storico, un genere che egli apprezza e difende dagli attacchi del critico Paride Zajotti, mentre, a proposito dei Pro­messi Sposi, sottolinea i limiti di quel romanzo, vedendo in esso piuttosto una storia resa dilettevole da romanzesche avventure innestatevi, che un ro­manzo fatto utile dall'intreccio di un quadro storico .
La visione letteraria mazziniana è il frutto, in sostanza, di una commi­stione tra cosmopolitismo e nuove aspettative risorgimentali. E tutto ciò spiega l'accorato appello ai poeti che, nell'articolo del 1832 pubblicato nella Gio­vine Italia, Pensieri ai poeti del secolo XIX, sintetizza efficacemente il suo pen­siero: Guardate innanzi, là è poesia. Guardate in alto: siate profeti del­l'avvenire, là è poesia. Presiedete alla creazione di un nuovo mondo, del mondo della Libertà. Predicate alto i principii di diritto, d'eguaglianza e di giustizia immutabile che lo reggeranno .
Nei suoi dotti excursus Mazzini prende in prestito dalla Storia personaggi del calibro di Byron e Goethe per mettere a fuoco l'impronta da essi data alla loro epoca (S.E.I., voi. XXI, pp. 187-241, dall'originale francese inedito del 1840) e, ad un tempo, per prendere le distanze dal loro individualismo, da lui ritenuto ormai inattuale e non in linea con quelle idee di fratellanza uni­versale che egli propugna.
Anche nell'articolo su Machiavelli (pubblicato in Courrier de l'Europe nel 1843 e in S.E.I., voi. XXIX, pp. 51-56) che come sottolinea il curatore del volume s'inserisce nella problematica dell'antimachiavellismo e della suc­cessiva interpretazione democratica del Principe , Mazzini manifesta analoghe convinzioni. Pur riconoscendo, infatti, al segretario fiorentino una posizione repubblicana (e, quindi, a lui congeniale), proprio nella sua implicita denuncia delle lagrime e del sangue grondanti dallo scettro dei regnatori, egli lo cristal­lizza nel suo tempo, in nome di quella simbiosi tra politica e moralità (è ancora Sipala a sottolineare questo punto) nella quale egli crede. A conferma delle sue convinzioni del valore dell'arte letteraria quale mezzo per abbattere tirannidi straniere per la conquista di un'autentica libertà dell'uomo, Mazzini attribuisce a Dante e a Foscolo il merito di aver conferito all'Italia dignità nazionale e di avere anticipato con i loro scritti e la loro condotta le più autentiche rivendicazioni dell'epoca risorgimentale. (A chi legge, prefazione agli Scritti politici inediti di Ugo Foscolo, Lugano, 1844; Opere minori di Dante, pubblicato in Foreign Quarlerly Review, aprile 1844).
Su queste e su altre questioni, che Sipala nella sua introduzione inquadra con precisione, Mazzini si impegnava, dunque, negli anni precedenti l'Unità, dimostrando come, nel sapiente impiego di un'elite intellettuale, la letteratura potesse contribuire al riscatto di un'intera Nazione non meno del tributo di sangue offerto dai suoi figli.
ANNA MARIA CITTADINI CIPRI
ARRIGO QUATTROCCHI, Storia dell'Accademia Filarmonica Romana; Roma, Pre­sidenza del Consiglio dei Ministri. Dipartimento per l'informazione e l'editoria, 1991, in 8*, pp. 399. S.p.
La Società Filarmonica Romana, come ogni altra istituzione di notevole rilievo nella vita di una capitale, si pone non solo al centro della vita cul­turale dello Stato, ma risente ovviamente dei mutamenti di indirizzo che av-