Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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399
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Libri e periodici 399
vengono in esso. Questi cambiamenti non riguardano unicamente la composizione dei suoi organi dirigenti, ma soprattutto i suoi inevitabili riflessi sulla politica culturale dell'istituzione. Per questa ragione appare ottima l'idea di A. Quattrocchi di narrare la storia della Filarmonica scandendone in capitoli paralleli le vicende, ricostruite sulla base pressoché esclusiva dei documenti d'archivio (p. 23), e fornendo un'interpretazione ed analisi di queste scandita in parti anch'esse parallele, intitolate Dietro le vicende. In questi capitoli si prendono in esame l'ambito sociale nel quale l'istituzione si trovò ad operare, le regole associative e questioni economiche, l'attività musicale {ivi). L'indagine delle vicende è condotta, purtroppo, solo sulla base dell'archivio della Società Filarmonica Romana, mentre una maggiore attenzione alle documentazioni conservate negli archivi pubblici avrebbe forse potuto meglio iUuminare le ipoteche e pressioni provenienti dall'autorità centrale sugli organi della Società e sulle sue scelte e programmazioni. Si pensi alle direttive, sovvenzioni, frizioni registrate con i rninisteri dall'Unità in poi; con il Minculpop durante il periodo fascista, o, sempre nello stesso periodo, ai problemi derivanti dagli sventramenti della zona in cui si trovava la sede della Filarmonica, l'Augusteo, al fine di liberare la tomba di Augusto imperatore e far giganteggiare degnamente l'Ara Pacis. Anche in questa scomparsa della sua sede, la Filarmonica è profondamente legata e succube delle vicende della nazione e dei suoi miti. In maniera meno vincolante, ma sempre estremamente unita al ceto dirigente della capitale, la Società era stata fin dalla sua fondazione, avvenuta agli inizi degli anni venti dell'Ottocento. Le difficoltà iniziali si protrassero per tutto il periodo preunitario, per quanto la Società fosse stata fondata per risponder soprattutto alle esigenze musicali dei ceti aristocratici e ricchi, che non mancarono mai fra i suoi associati. Fatto che tuttavia non fece desistere la censura pontificia dal-l'intervenire pesantemente sui suoi programmi, come in occasione della progettata rappresentazione di Guglielmo Teli di Rossini. Il presidente della Filarmonica si vedeva costretto a non stampare il libretto e a mostrarsi propenso se piacesse all'autorità di togliere o cambiare qualche espressione [...], purché le armonie non subissero alterazione alcuna (p. 67).
Dopo una vita non poco travagliata, la Società, a cui veniva data nuova vita nel 1860, vedeva la comparsa fra i soci di parecchi liberali, ma un vero e proprio ricambio delle élites si palesò solo dopo il 1870. Non pochi esponenti dell'aristocrazia romana si comportarono, nei confronti della Filarmonica, come in tanti altri settori della vita cittadina. Molti la lasciarono emigrando in più esclusive istituzioni ed il loro posto venne preso dal nuovo ceto borghese, pur rimanendo chiusa la Società alla parte più ampia della popolazione (p. 103), le cui esigenze musicali non dovevano essere per niente rilevanti, visto l'insignificante spazio assegnato fino ad oggi all'educazione musicale nel nostro paese. Pur in mezzo alle inevitabili crisi, il periodo unitario dette nuovo stimolo alla vita dell'Accademia, sempre più partecipe ed impegnata nelle manifestazioni ufficiali. Dal 16 febbraio 1878, quando insieme a S. Cecilia eseguì la Missa prò defunctis di Cherubini per la morte di Vittorio Emanuele, ogni anno, fino al 1903, ebbe il compito di provvedere alla preparazione di una messa cantata nell'anniversario della scomparsa del sovrano.
I grandiosi progetti di sventramento del periodo fascista, come già detto, si ripercossero sulla vita della Filarmonica con incertezze non solo logistiche, ma anche con più gravi efletti sulla sua vita artistica. La stessa direzione Mascagni, che avrebbe accresciuto immensamente il prestigio dell'istituzione (p. 132), almeno sul piano dell'immagine, dovette essere rifiutata dai filarmonici, la cui sede, dal 1926, era minacciata di demolizione, attuata poi nel 1936. Tuttavia il governo nazionale non concretizzò mai l'impegno per la costruzione di una nuova sede (p. 134), ma neppure i governi che si sono succeduti fino ad oggi lo hanno fatto, mentre la programmazione è continuata con