Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <403>
immagine non disponibile

Libri e periodici
403
Memorie della spedizione dei volontari garibaldini nel territorio pontificio di Tommaso Fratellini, a cura di Lamberto Gentili, con un saggio di Claudia Minciotti Tsoukas (Archivi dell'Umbria. Inventari e ricerche, 21); Perugia, Editrice Protagon - Regione dell'Umbria, 1993, in 8, pp. 197. L. 32.000.
Aveva soltanto sedici anni Tommaso Fratellini, da Spoleto, quando nel 1867 si arruolò fra i volontari garibaldini per la generosa e sfortunata campa­gna dell'Agro romano. Nonostante la giovanissima età, a questa decisione era naturalmente predisposto: ve lo sospingevano la tradizione di famiglia, gli ideali repubblicani e democratici, l'amicizia con il Pianciani, il desiderio di prender parte allo svolgimento della nobile impresa (p. 74). Da questa espe­rienza, intensamente vissuta e fissata nella mente prima ancora che sulla carta, nacquero le Memorie della spedizione dei volontari garibaldini nel territorio pontificio, composte ad Urbino l'anno successivo, rimaste a lungo manoscritte, rinvenute sul mercato antiquario, acquistate dalla Regione dell'Umbria; e adesso finalmente pubblicate a cura di Lamberto Gentili, con un saggio di Claudia Minciotti Tsoukas.
La testimonianza del Fratellini viene ad aggiungersi all'imponente lettera­tura che ha narrato la vicenda in ogni suo particolare, dai movimenti delle truppe sul terreno al doloroso epilogo di Mentana. In questo senso, non si può dire che apporti rilevanti novità. Si tratta piuttosto del racconto di fatti ben conosciuti, filtrati però stavolta attraverso gli occhi di un ragazzo cui l'entusiasmo dell'adolescenza non appanna la consapevolezza del giudizio. E, proprio per questo, vivace (il racconto, intendo), colorito, denso di immagini e di voci, apprezzabile per ricchezza e freschezza di particolari, pieno di toc­chi d'ambiente, che ne fanno lettura scorrevole e godibile, al di là di qual­che esagerata romanticheria e di qualche enfasi retorica dovute certo al gusto dell'epoca, ma ancor di più alla sincera commozione con cui l'autore rievoca i fatti dei quali è stato attore e spettatore nel contempo.
La cornice nella quale le Memorie si collocano sono, come si è accennato, gli scritti di Gentili {Tommaso Fratellini. La coerenza risoluta del perdente) e Minciotti ( Era Vanno 1867... ). Il primo ricostruisce il clima spoletino ed umbro alla vigilia dell'ultima disperata impresa delle camicie rosse; i rapporti tra le grandi famiglie, e gli interessi di queste nel campo degli affari e della finanza; la vita del protagonista, i suoi modesti incarichi amministrativi, il dissesto economico e via via fino alla malinconica fine. Il secondo, che prende l'abbrivio dalla frase iniziale delle Memorie, pone l'accento sui problemi che travagliavano il Regno d'Italia dopo il disastro della terza guerra d'indipen­denza; le difficoltà di bilancio, la tensione fra Stato e Chiesa, le diverse posi­zioni della Destra storica sulla questione romana. E la voglia di rivincita che percorreva la Sinistra d'azione, e che sembrò trovare una sponda nella con­dotta ambigua del governo Rattazzi. E il gioco degli equivoci fra i principali attori del dramma (il re, il presidente del Consiglio, l'eroe guerrigliero, l'im­peratore di Francia, l'ambasciatore italiano a Parigi); e i calcoli errati di cia­scuno su quello che sarebbe stato il comportamento dell'altro, avversario o alleato che fosse. Tutta una serie di fatti e di circostanze che doveva quasi ineluttabilmente portare a Mentana (p. 44).
In questo susseguirsi tumultuoso di vicende l'Umbria giocò, per la sua collocazione geografica che la faceva terra di confine (da regione marginale e isolata, e perciò sostanzialmente sconosciuta, quale era stata nel passato e avrebbe continuato ad essere nel futuro) un ruolo di primissimo piano, re­stando totalmente coinvolta nell'avventura garibaldina. Perugia, ad esempio, divenne centro di arruolamento dei volontari, per iniziativa dei mazziniani re-