Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Spagna. Giuseppe Garibaldi. Epistolari
anno <1995>   pagina <404>
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404 Libri e periodici
sidui, stretti attorno ad Annibale Vecchi, come altra volta ho illustrato. A maggior ragione svolse una funzione primaria Terni, che Claudia Mindotti de­finisce la città più inquieta e meno controllabile (p. 50), il vero epi­centro dell'impresa rivoluzionaria (p* 53): città di frontiera, deposito d'armi, luogo di raccolta di uomini, base strategica della spedizione. Tale è il back­ground (insieme a quello offerto dalla nativa Spoleto) da cui si dipana il rac­conto del Fratellini: che segue poi passo passo il cammino dei volontari, quel cammino disorganizzato ed incerto, quel procedere a tentoni in attesa di or­dini, mentre si fanno vieppiù acuti e dolorosi la fame, la sete, il sonno, la stanchezza; quel girovagare in mezzo a campi e vigneti, fra episodi di sangue e di morte annotati con crudezza e fedeltà. La descrizione del tempo e dello spazio; soprattutto della gente, prostrata da una miseria e da una rassegna­zione antiche. L'affollamento e la promiscuità nelle povere case dell'Agro, le cucine annerite dal fumo con recipienti di rame e immagini sacre alle pareti, i focolari ove scaldarsi e mettere ad arrostire qualche provvidenziale porzione di carne, le osterie ove ripararsi dalla pioggia e bere un bicchiere di buon vino, i branchi di maiali lungo le stradine dei paesi, le chiese trasformate in ricoveri e caserme. I compagni d'avventura, diversissimi per provenienza, dia­letto, costumi, foggia di vestiario. E il paragone che intanto il giovane milite andava facendo con ridondanza di stile, ma con sincerità di accenti tra il lusso e l'ostentazione di pochi privilegiati, il dolore e la disperazione di questa moltitudine: Che nella umana società v'abbia ad essere una più o meno estesa graduazione di ricchezze e di classi è cosa utile non solo, ma necessaria per la prosperità e la vita delle nazioni, ma che di fianco a colui che nuotando nell'abbondanza profonde follemente il superfluo in isplendide mense, in cortigiane, in ville, teatri, palagi, feste, oro e gemme, saziando fino alla nausea suoi più bassi appetiti, che di fianco a questo, ripeto, vi sieno miriadi di sventurati morenti di fame senza avere al mondo altro tesoro che gli occhi per piangere, è legge questa infame e brutale!! (p. 121).
Un racconto pieno di colori, in cui le luci e le ombre si rincorrono, che non a caso viene accostato alle tele dei reduci-pittori, anch'essi impegnati a tramandare la memoria storica di quei giorni piovosi di inizio novembre: e delle coi opere il volume ci offre una valida scelta, assieme a riproduzioni di incisioni, di pagine autografe, di fotografie d'epoca. Così episodi quali l'eccidio della famiglia Tavani-Arquati, o la morte di Enrico CairoH, o il triste ritorno da Mentana; paesaggi con i boschi ed i ruderi della campagna romana; figure come Orsola, la vivandiera di Spoleto, ritratta da Domenico Induno mentre è seduta, dietro un riparo di fortuna, agli avamposti di Ponte Mollo, e sullo sfondo il cielo che s'incendia per la battaglia: tutto questo si può vedere nelle belle tavole del libro, a degno contorno della narrazione del Fratellini.
Scrive Claudia Minciotti, a conclusione del proprio saggio, che questo documento-testimonianza è pressoché l'unico per l'Umbria (p. 68). Ciò non è del tutto vero, e basti citare in proposito la memorialistica di Luigi Pian-ciani, Francesco Grugnardi, Luigi Morandi, nonché le notizie che si possono desumere dai racconti diretti di Ernesto Pozzi e Nicola Fabrizi, o dagli studi di Giuseppe Amicizia e Giuseppe Mazza tinti. Ma è vero che il ricordo di un'impresa tragica ed eroica, cosi ricca di particolari e di dettagli, diventa fonte, storica e letteraria insieme, di primaria importanza per la nostra re­gione {ibidem). Per questo la pubblicazione del manoscritto del Fratellini va salutata come una lodevole iniziativa, volta a sviluppare la conoscenza storica, e per ciò stesso a far crescere la coscienza civile.
FRANCO BOZZI