Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno
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1995
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pagina
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453
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E. Morelli e la storiografia siciliana 453
A De Stefano debbo ii mio ingresso alla Storia Patria palermitana e la mia più intensa frequentazione degli studi storici; ispirati anche dal ricordo dei grandi rappresentanti della storiografia siciliana che alla presidenza di questa istituzione si erano succeduti: da Michele Amari ad Isidoro La Lumia, da Giuseppe Pitré a Vittorio Emanuele Orlando, allo stesso De Stefano, a Camillo Giardina,
Nei locali della Storia Patria (nei quali si svolgeranno i Congressi, i Convegni e i cicli di conferenze storiche dedicati ad argomenti collegati a tematiche omogenee, che si svolgeranno nel periodo suddetto), nel gennaio 1948, nell'anniversario esatto della rivoluzione del 1848, la prima di tutto il ciclo della contestazione europea all'assolutismo, opportunamente definita da Lewis Namier la rivoluzione degli intellettuali , si svolsero i lavori del Congresso di Studi Storici, alla celebrazione ed allo studio di essa dedicato.
Organizzatore, per conto della locale sezione palermitana del Vittoriano , di questa celebrazione della rivoluzione palermitana a data fissa (i patrioti ne notificarono in anticipo la data alle autorità borboniche), fu Gaetano Falzone, insieme con Eugenio Di Carlo (studioso di storia del diritto), con Antonino De Stefano e con mons. Filippo Pottino (Segretario Generale della Storia Patria ).
Notevole fu la partecipazione di qualificati storici: tra gli italiani la Morelli, Alberto Maria Ghisalberti, Raffaello Morghen, Antonino De Stefano, Niccolò Rodolico, Ruggiero Moscati, Francesco Brancato, Giuseppe Scichilone, Paolo Alatri, Federico Curato; Gaetano De Sanctis inviò un messaggio di adesione, di augurio e di saluto; tra gli stranieri molti ungheresi da Tiber Kardos a Stefano Markus, a Lajos Pàsztor e un rumeno, Petra Iroaje. L'apporto limitato degli stranieri si spiega, sia per la guerra fredda in pieno sviluppo e per l'adesione del governo italiano al Patto Atlantico che impedì a molti studiosi del blocco orientale di partecipare al Congresso palermitano; sia per lo stato ancora carente delle comunicazioni da e per la Sicilia.
La tensione politica non si limitò all'aspetto logistico: già dalla prima seduta fu chiaro che essa si sarebbe esercitata anche sulla linea ideologica del Congresso. Lo attestò il saluto fragoroso tributato dalla sala al rappresentante di Trieste, in quegli anni non ancora riunita allo Stato italiano, ma ietta dal regime costituzionale autonomo che l'aveva sottratta, con l'arrivo degli alleati occidentali, al controllo jugoslavo ed alla repressione esercitata contro gli italiani dal corpus tirino, dilagato in tutta l'Istria nell'aprile 1945. Tale spirito, da campana di San Giusto , ripreso in maniera spontanea dalla canzone Vola colomba composta nei primi anni del secondo dopoguerra aleggiò per tutta la durata del Congresso. Con picchi accentuati raggiunti da qualche intervento: dalla relazione Rodolico,