Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno
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1995
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pagina
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454
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Massimo Ganci
per esempio, dal titolo significativo Italianità della Rivoluzione Siciliana e da quella di Antonio Pagano che, anche lui, insistette nell'italianità del '48 siciliano. A queste Relazioni si associò toto corde il Ghisalberti.
Tema alternativo ed altrettanto centrale fu l'autonomia regionale della quale, da qualche mese, dalle elezioni regionali del 1947 celebrate nell'aprile godeva la Sicilia.
Questo tema, che i congressisti non siciliani definivano controcorrente , venne affrontato da Antonino De Stefano.
La Sicilia egli dichiarò, nella sua relazione dedicata al Motivo dell'autonomia nel 1848 , non aveva bisogno di lezioni di italianità ove per questo termine si intendesse la comune coesistenza culturale, politica e religiosa delle genti italiche e non il modulo accentratore della conquista regìa già denunciato da Cattaneo, Salvemini, Gramsci, Sturzo e Dorso.
Presupposto dell'autonomia era la coscienza nazionale. Questa esisteva già ben matura, quale coscienza nazionale siciliana potenzialmente aperta alla più vasta nazione italica, le cui radici risalivano alla fine del sec. XIII, al Vespro. Al più grande moto popolare dell'età di mezzo, al quale, secondo De Stefano, si collegava l'altro moto nazionale e popolare del sec. XIX, la rivoluzione del 12 gennaio 1848. Moto spontaneo nel quale il fattore congiura e l'apporto esterno, bizantino o aragonese ebbero funzione subalterna. La rivoluzione non si fa solo per suggerimento o per intrigo altrui [...] sprigiona dalla coscienza stessa del popolo . Solo una profonda e corale commozione poteva indurre il popolo a compiere uno degli eccidi più sanguinosi che la storia ricordi , capace di elevarlo a protagonista solitario della propria storia. Questa, prima del Vespro, era stata gloriosa, ma solo dei Ruggeri, dei Guglielmi, di Federico, non dell'intero popolo siciliano. Lo diverrà con la Communitas Siciliae, frutto della Siculorum voluntas, effetto del Vespro.
Ma il problema siciliano, ancora dopo il 1848 e il 1860, continuava a sussistere. Esso aveva due facce: indipendenza e libertà. La prima era stata raggiunta, la seconda restava incompiuta.
L'Italia si è fatta nel modo in cui si è fatta: questo modo Giuseppe Mazzini non lo riconobbe poiché lo considerò nato dal compromesso e dalle concessioni altrui. Più che l'Italia nacque un Piemonte allargato. Lo stesso Vittorio Emanuele, pur divenuto re d'Italia, mantenne il numero dinastico sabaudo. Cavour tentò di moderare l'eccessivo accentramento amministrativo del nuovo regno, ma morì prematuramente. Da questo aspetto il Risorgimento è incompiuto: ha dato vita, infatti, ad un dispotismo burocratico peggiore di qualsiasi dittatura. Una testa sola può tagliarsi facilmente, molto più difficile è tagliarne mille. E ogni burocrazia di teste ne ha ben più di mille .