Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <456>
immagine non disponibile

456
Massimo Ganci
Di qui il mancato assenso allo sbarco di una legione garibaldina nel mezzogiorno continentale o in Sicilia. Il moto al sud, inoltre, non si sa­rebbe concluso con la soluzione unitaria, ma soltanto con quella federativa. Però dovette accettare il trionfo palermitano del 12 gennaio e accantonare la diffidenza sulle capacità rivoluzionarie della Sicilia. Soprattutto quando apprese che il Parlamento siciliano aveva adottato la bandiera tricolore con al centro la Trinacria, simbolo secolare dell'isola. Il 12 febbraio si spinse ancora più avanti ad affermare che la Sicilia aveva superato i propri dissidi nella prosecuzione della spinta rivoluzionaria e nell'offrire ad essa la pro­pria solidarietà, la incitava a non staccarsi dal resto dell'Italia. Non scorgeva più, infatti, nel moto del '48, l'istanza separatistica che sarebbe derivata dalla riadozione della Costituzione del 1812, la quale recava ben marcata l'im­pronta del modello inglese. Non più rivendicazione dei diritti secolari del­l'isola, bensì trionfo del diritto italiano sostenuto dai palermitani sulle barricate quarantottesche; non più richiamo dell'antica e gloriosa indipen­denza della Sicilia e unicamente per la Sicilia, bensì primo passo decisivo verso l'unificazione italiana.
Superamento, dunque di ogni localismo, e proclamazione della comune nazionalità, da difendere sui campi della Lombardia oltre che nella lotta antiborbonica. Di qui il rifiuto del compromesso monarchico-borbonico da parte del Parlamento siciliano con la chiamata al trono di Sicilia di un sovrano liberale, quale Alberto Amedeo di Savoia, secondogenito di Carlo Alberto. Purtroppo con gli esiti noti. Quale unico risultato, l'inserimento dei rappresentanti siciliani nella futura Costituente italiana.
A nostro avviso questa di Mazzini era un'analisi eccessivamente idea­lizzata in chiave risorgimentale del '48 siciliano. Molte istanze del 1812 èrano presenti ed effettivamente operanti nel biennio costituzionale sici­liano del '48-'49; ma assai sfumata era l'esigenza unitaria che Mazzini cre­deva di scorgere nella classe dirigente dell'isola, che, invece, non era disposta a spingersi al di là di un blando federalismo, ovvero di un sostanziale confederalismo capace di far salve le istanze dello Stato siciliano, anzi del Regno di Sicilia adattato ai tempi , senza alcuna privazione degli stru­menti del potere locale, di pari passo con la Costituzione del '12, riletta al lume dell'ideologia liberal-moderata interpretata sul modello britannico e sul modello della monarchia francese di luglio.
Queste obiezioni nostre Emilia Morelli non le accettava nel rifiuto assoluto di soluzioni diverse da quelle prospettate dai moderati piemon­tesi, con alla loro testa il Cavour. Balbo e d'Azeglio erano per Lei i paradigmi più validi a comprendere l'esatta linea politica del Risorgimento.
Il coinvolgimento diretto nella Repubblica romana continua così la sua relazione al Congresso palermitano del gennaio 1948 distolse comun­que il Mazzini dal problema siciliano, ma non sino al punto di sottrarlo dal