Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno
<
1995
>
pagina
<
457
>
E. Morelli e la storiografia siciliana 457
palesare la propria opinione nel futuro assetto costituzionale della Sicilia nel futuro Stato repubblicano italiano. Quasi a denti stretti egli concesse alla Sicilia ferma restando la tesi unitaria già manifestata nel'Istruzione generale agli affratellati della Giovine Italia la possibilità di godere di un'autonomia amministrativa capace di garantirle i diritti costituzionali consolidati (salvo quelli lesivi del nesso politico con la Nazione italica ) e gli interessi economici.
A sostegno delle istanze mazziniane si schierarono Rosalino Pilo e Francesco Crispi che, però, non abbandonarono l'iniziativa siciliana. Nicola Fabrizi, invece, prima favorevole ad essa, preferì non puntare ulteriormente su questa carta.
L'altra concessione alla quale, obtorto collo, dovette piegarsi Mazzini fu quella di lasciare il passo a Garibaldi, unica personalità politica capace di trarre a sé i Siciliani e di spingerli all'azione. Siamo nel triennio 1850-53 nel corso del quale, però, il genovese corresse ancora una volta il tiro propendendo per la duplice azione al centro e in Sicilia per chiudere in una morsa rivoluzionaria il mezzogiorno borbonico. Successivamente questa iniziativa al centro e in Sicilia si ammantò di delusione. Nel '54 egli appare sfiduciato nei confronti di essa, tanto da scrivere a Fabrizi che nel Mezzogiorno e in Sicilia ciarlano e calcolano troppo . Ma agiscono poco. Lo stesso accadde nel *55 allorché torna a puntare sopra un programma rivoluzionario per l'isola, promosso dagli italiani di Sicilia capace di aprire la strada rivoluzionaria a tutta la penisola. Sfiduciato nei confronti di Napoli, si illude di riuscire con il proprio prestigio a sanare i contrasti tra Palermo, Messina e Catania. Riaffiora in lui la sfiducia per Garibaldi. Scrive e scrive a distesa. Nessuna edizione nazionale raggiungerà la dimensione di quella mazziniana!
Seguono i fallimenti clamorosi di Pisacane a Sapri e di Bentivegna in Sicilia. E con essi ricominciano gli ondeggiamenti mazziniani e diviene sempre più profonda la sfiducia nel Sud e dal Sud. La Sicilia da sola, non si muoverà.
E giungiamo al 1859: Villafranca. Viene abbandonata ogni speranza di soluzione repubblicana a breve termine; Mazzini cerca di inserirsi con dignità, evitando di perdere la faccia nel coro a favore di Vittorio Emanuele; non rinuncia, però, ad ostacolare i piani sabaudi in Sicilia, decisamente sostenuti da Garibaldi. A questo scopo lancia il proclama rivoluzionario Ai Siciliani , il 2 marzo 1860, con il quale si sforza di scuotere i siciliani dalla immobilità inspiegabile invitandoli ad essere fiduciosi del loro ardimento e ad osare in nome dell'unità nazionale.
L'insurrezione siciliana, però, rimane per luì subalterna: anche dopo lo sbarco garibaldino a Marsala rimane scettico nei confronti di essa. Critica, infatti, l'afflusso di danaro in Sicilia attraverso i Comitati del