Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <458>
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Massimo Ganci
nord. Sopravvaluta la spedizione Medici che considera la vera spedizione: consiglia infatti il capo di questa a non sbarcare in Sicilia, ma a Salerno o in Calabria. Scrive accorato a Bertani contro la siculomania . Infine dopo il colpo maestro cavouriano nelle Marche e nell'Umbria, lascia tutto e torna a Londra.
Naturalmente la sottolineatura degli aspetti a volte grotteschi della vicenda risorgimentale da Roma in giù, non è di Emilia Morelli, ma mia. Tutti conoscono la profonda ammirazione di Lei per Mazzini, prin­cipale oggetto delle Sue ricerche e dei Suoi studi: è altrettanto noto, però, che Lei stessa non teneva affatto per la soluzione repubblicana, vi­cina com'era alla Sinistra Costituzionale. Era una tendenza politica oltre che storiografica fatta salva naturalmente la distinzione netta che da studiosa obiettiva manteneva tra queste due attività ad ispirarla. In uno con il culto del dovere che professava e che condizionava il Suo com­portamento. Puntualissima, due volte alla settimana, viaggiava in aereo da e per Roma, città nella quale esercitava la funzione di Segretario Ge­nerale dell'Istituto per la Storia del Risorgimento. Arrivava con il volo notturno intorno a mezzanotte: all'aereoporto di Punta Raisi non an­cora collegato a Palermo dall'autostrada trovava ad attenderLa il sot­toscritto, devoto assistente volontario di Lei, che la rilevava in macchina e l'accompagnava sino al mini appartamento di Piazza Mordini, di sua proprietà, che aveva acquistato a Palermo. Nel corso del viaggio, abba­stanza lungo, da Punta Raisi, avevamo modo di discutere di vàri argo­menti, culturali, didattici e anche politici. L'assistente volontario era, ed è rimasto repubblicano et ultra, mentre il titolare della cattedra era mo­narchico, e tale sarebbe rimasto sino alla dipartita finale.
1866: terza guerra d'indipendenza, amara nelle tristi giornate di Cu-stoza e di Lissa. Conclusa dall'adunanza del Senato costituito in Alta Corte di Giustizia che giudicò il Persano, l'ammiraglio della flotta del­l'Italia Unita, accusato di inadeguato comportamento di fronte alla flotta nemica e lo condannò.
All'estremo sud il popolo palermitano si sollevava in armi, in una sommossa reazionaria e no, di estrazione clericale mista a spontaneità re­pubblicane.
Anche quest'ultimo evento venne sopravvalutato dal Mazzini: scrisse ai propri corrispondenti siciliani accusandoli di non avere tratto profitto dal moto e di non avere orientato il moto sospetto in senso demo­cratico. Il 9 aprile scriveva a Federico Campanella giustificando il proprio intervento diretto, perché incerto della contemporanea sollevazione di Na­poli. E in questo aveva ragione. Ancora nel '69 cercava di incitare i repubblicani di Sicilia ali 'insurrezione,, in un ultimo tentativo.