Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno
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1995
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pagina
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460
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Massimo Ganci
sui centralizzatori settentrionali. Nessun accordo preventivo tra noi: reciprocamente, però, ci accorgemmo l'ima dell'azione dell'altro, finalizzate ad impedire opposte degenerazioni antiscientifiche.
Da quei giorni cominciai a seguire le Sue lezioni e le Sue esercitazioni.
Molti anni dopo, nel 1960, si tenne, ancora a Palermo, la prima parte del XXXIX Congresso dell'Istituto per la Storia del Risorgimento, dedicato alla spedizione dei Mille, la cui seconda parte ebbe luogo a Napoli (17-23 ottobre 1960).
All'inizio degli anni sessanta il clima politico siciliano continuava a non essere tranquillo. Era l'epoca della cosiddetta operazione Milazzo . Guidati da un conservatore cattolico qual era Silvio Milazzo, i terrieri avevano tentato di riprendere il timone politico e sociale dell'isola che era passato negli anni cinquanta, con la scoperta dei campi petroliferi in Sicilia, ad alcuni settori di imprenditoria moderna. Erano sorte alcune importanti raffinerie, a Gela e a Milazzo soprattutto, che esportavano il petrolio allo stato grezzo, non trasformato in benzina verso il settentrione. È in questo clima che si verificò l'assassinio di Enrico Mattei, rappresentante di quest'ultima categoria: contro di lui si coalizzarono i vari settori della Sicilia rurale, tenuti insieme dal cemento mafioso, e alcuni settori del cartello petrolifero mondiale. Milazzo era fuori da questa coalizione, ma sosteneva anche lui la Sicilia del passato, pastorale ed agricola, vista in termini poeticamente bucolici, realisticamente feudali. Bene addentro ad essa erano invece i rappresentanti del capitalismo monopolistico delle sette sorelle , i grandi trust che controllavano il mercato degli idrocarburi. Ai quali nulla importava della Sicilia rurale e feudale, se non come strumento di controllo di una società che avrebbe potuto organizzarsi in forme capitalistiche meno arcaiche. Erano già sorte istituzioni economiche quali PENI e PAGIP che si muovevano sulla strada indicata da Mattei. Strada che i proprietari dei suoli, da agricoli divenuti forzieri dell'* oro nero , tentavano di sbarrare, servendosi di individualità tecnicamente e giuridicamente preparate, provenienti dal ceto, prima sottosviluppato degli intellettuali del mezzogiorno. Si profilava in Sicilia la stessa evoluzione dell'Arabia Saudita e del Kuwait, ove Mattei aveva, completamente o quasi, scardinato il sistema delle royalties, e pur lasciando intatto il potere degli sceicchi aveva assicurato agli abitanti delle lande desertiche dell'Arabia una migliore qualità della vita. Il nuovo sistema si espandeva a macchia d'olio, favorito dalla configurazione geografica, nel-l'Iràk e nell'Iran: deserti sconfinati, pochi abitanti e, quindi, pochi commensali al lauto banchetto.
La situazione siciliana era diversa e più difficile: qui gli abitanti si contavano a milioni, il tono civile e politico era molto più alto e, quindi, più difficile comprimerlo. Qui bisognava far leva sulla classe politica conservatrice; sistematicamente l'assessore all'industria del Governo regionale