Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno
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1995
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Massimo Ganci
salma di Giovanni Corrao mummificata dai monaci esperti di quest'arte, da quasi un secolo era indecorosamente depositata (il verbo è quello adatto) in quel museo degli orrori che è la Cripta dei Cappuccini. Per decisione del Consiglio Comunale della città, su proposta di Gaetano Falzone, in occasione del centenario del 1860, la salma di Corrao avrebbe dovuto essere trasferita nella Chiesa di San Domenico, il Pantheon dei siciliani illustri. Alla tumulazione di Corrao, uomo in odore di massoneria, in un luogo sacro del cattolicesimo si oppose il cardinale arcivescovo di Palermo, Ernesto Ruffini. Prelato coltissimo e pieno di garbo, ma duro come una roccia, difensore del dogma e degli interessi concreti di Santa Romana Chiesa. Per suo ordine le porte di San Domenico furono ermeticamente chiuse. Intervenne allora Antonino De Stefano, uomo non meno deciso, ben lontano dagli ideali massonici, ma assai vicino a quelli liberali, studioso degli eretici medioevali e fautore del modernismo cattolico, come si è già detto. Alla salma di Giovanni Corrao vennero spalancate le porte della Società Siciliana per la Storia Patria, i cui locali erano contigui alla chiesa di San Domenico. Nel chiostro trecentesco della Società, sito, dopo le leggi eversive dell'asse ecclesiastico del 1862 e del 1866, proprio nell'ex convento dei domenicani passato alla Storia Patria stessa, venne apprestato un loculo nel quale la salma di Corrao venne inumata. Il Comandante del Corpo d'Armata di stanza in Sicilia, anche lui laico convinto, impartì l'ordine di trasportare la salma del generale Corrao (non doveva essere bene informato della differenza tra un generale garibaldino e uno dell'esercito regolare) dai Cappuccini alla Storia Patria, su di un affusto di cannone scortato da un reparto di linea. La traslazione avvenne in una atmosfera da guerra di religione, tra due ali di folla, che magari non sapeva esattamente chi fosse stato l'illustre defunto garibaldino, ma che ad ogni buon conto applaudiva calorosamente, mentre un nugolo di agenti di P.S., mobilitati dal Questore del tempo, giustamente preoccupato di mantenere l'ordine pubblico, presiedeva la piazza di San Domenico e la-Società per la Storia Patria.
Frattanto, nella riduzione della tensione di cui abbiamo detto prima, Emilia Morelli e il sottoscritto procedevano insieme, nonostante la differenza dell'interpretazione degli eventi di un secolo prima che ciascuno dei due proponeva.
Chiusa la lunga digressione mirata a precisare il clima degli anni Sessanta, torniamo al XXXIX Congresso dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano.
Renato Composto aveva messo in evidenza l'iniziativa di Francesco Riso, artefice della rivoluzione del 4 aprile, che sollecitò la classe dirigente siciliana ad uscire dall'immobilismo e ad inserirsi in prima persona nel movimento antiborbonico. Sia quella democratica che quella moderata. Coordinate l'una e l'altra, nello sforzo di controllare il moto rivoluzionario per ridurre la spinta popolare della quale erano protagoniste le squadre