Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno
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1995
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pagina
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463
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E. Morelli e la storiografia siciliana 463
che controllavano le campagne intorno a Palermo, tra Carini e Monreale sino a Corleone e che successivamente si sarebbero concentrate a Gibilrossa da dove, insieme con i Mille, il 27 maggio sarebbero scese a Palermo; a chiudere i conti con i birri di Maniscalco braccati dalla folla urbana inferocita, che individuatili, li sistemavano con crudeli esecuzioni sommarie, associate al saccheggio dei palazzi aristocratici. Era la più clamorosa smentita il giudizio è mio dei dubbi di Mazzini sull'iniziativa meridionale e siciliana. Si combatteva, quindi, sui monti e nelle colline della Sicilia Occidentale. Con l'apporto decisivo delle squadre che nella marcia verso Palermo, precedevano i reparti dei Mille, movimentandole con eccidi nei centri minori.
Giova precisare che il discorso di Composto, tutto costruito su questa chiave, fu pronunciato a Calatafimi, non nella sede ufficiale del Congresso, data la sua valenza popolare non compatibile con la severità del salone della Storia Patria, nel cui sfondo campeggia il grande dipinto che ritrae la corte siciliana di Federico lo Svevo, stupor mundi.
L'inaugurazione del Congresso, nell'Aula Magna dell'Ateneo palermitano, fu caratterizzata dall'orazione di Alberto Maria Ghisalberti imperniata sul problema del Risorgimento italiano, fattore europeo e non soltanto italiano, nonché sull'apporto, ripreso dal discorso di Composto, della Sicilia già in armi , in mancanza del quale il miracolo dei Mille non sarebbe stato possibile. Con una improvvisa apertura verso le nuove correnti storiografiche, il Presidente del Vittoriano concluse sostenendo che i protagonisti della rivoluzione siciliana del '60 non potevano essere confusi in una impossibile concordia da oleografia patriottica di antico stampo poiché il cammino della storia è fatto di contrasti e di polemiche in collegamento dialettico . Presa di posizione con la quale il Ghisalberti mostrava di aver preso atto della presenza operativa delle nuove correnti storiografiche del Congresso tradizionale dell'Istituto per la storia del Risorgimento.
Ovviamente le correnti tradizionali furono anch'esse presenti: Eugenio Di Carlo riprese il concetto del Risorgimento siciliano collegato, addirittura condizionato dalla prospettiva unitaria. Si riferiva a Francesco Ercole, storico discusso (ricordiamo l'attacco che gli mosse Adolfo Omo-deo nella nota polemica) oltre che ministro del regime fascista, per trovare conferma e garanzia della sua tesi. D'altro canto, però, lo stesso Di Carlo seppe contestare correttamente la tesi della Sicilia sequestrata , cioè tagliata fuori dalle correnti culturali europee della fine del Settecento e dell'inizio dell'Ottocento, avanzata da Giovanni Gentile, sottolineando l'apporto dei cartesiani, leibniziani ed illuministi della Sicilia da Tommaso Campania a Tommaso Natale, a Rosario Gregorio, Paolo Balsamo, Saverio Scrofani e Nicola SpedaiierL Tutti rappresentanti della cultura a livello europeo, gli apporti dei quali provano come l'isola fosse al passo con i grandi centri, da Napoli a Milano, da Parigi a Londra.