Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <466>
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Massimo Ganci
Corte criminale e da quella civile, entrambe sottoposte ad una Suprema Corte di giustizia, con sede a Palermo; mentre in periferia era devoluta a tribunali civili e penali e, ad un livello più basso, a giudici concilia­tori. Vi erano poi istituzioni preposte alla finanza, ai lavori pubblici, ai telegrafi elettrici, queste ultime con sede a Napoli e Palermo.
Era, dunque, una monarchia amministrativa, qualcosa di mezzo tra governo personale del Re e governo della burocrazia , i cui supporti erano la classe dirigente aristocratico-borghese e l'esercito il cui nerbo era costituito dai reggimenti svizzeri. La monarchia borbonica napoletana tutto era fuorché una monarchia guerriera. Essa, infatti, era riuscita a reprimere i moti del 1820-21 e del '48 solo per il basso profilo morale di questi.
Indubbiamente, nel decennio 1850-60, questa monarchia abbastanza fece in fatto di riforme che concretamente calassero la modernità e, in certi casi, l'efficienza della legislazione e dell'amministrazione nella realtà quotidiana. Attraverso la vendita dei beni demaniali si cercò di avviare la formazione di una borghesia o di un ceto di piccoli e di medi possi­denti , ma quest'operazione si risolse in un fallimento e si concluse con un buon affare per i soliti avvocati o gabelloti o per i grossi proprietari . Lo stesso avvenne con lo scioglimento delle promiscuità: i decreti del 1838 e del 1845, emanati da Ferdinando II, avviarono l'operazione che, però, nel 1860, era ben lontana dalla conclusione e non riuscì, per colpa delle clientele locali, a tutelare gli interessi dei contadini poveri.
Un certo successo ebbe il riequilibrio del bilancio, in deficit cronico dal 1820 in poi: nel 1830 era di 4.345.251 ducati e continuava ad au­mentare. Ferdinando II riuscì a frenare quest'andamento per quei tempi catastrofico senza aumentare le tasse ed agendo sulla spesa e sulla repres­sione degli abusi. La prima riduzione la esercitò nella lista civile , su­gli stipendi dei ministri, sulle spese di amministrazione. Potè, così, estin­guere molti debiti, sia con il banco Rothschild, sia con gli Stati Uniti. Questo provvedimento salutare fu interrotto, nel '48, dalla rivoluzione in Sicilia, che fu un vero disastro per le finanze del Regno. Si dovette ripristinare l'imposta sul macinato, precedentemente abolita. Ciò nono­stante si raggiunse il pareggio e, qualche anno dopo, si ebbe un avanzo.
Le due parti del Regno avevano aniministrazione autonoma: il con­tributo della Sicilia non era eccessivo. Anche perché, nel periodo 1840-1873, la congiuntura favorevole dell'economia europea si rifletté anche sulle Due Sicilie. La discesa dei prezzi fu costante sino al 1848; dopo ques­t'anno la curva dei prezzi ebbe un rialzo.
In aumento anche il volume delle esportazioni che raddoppiò dal 1840 al 1857, insieme con le importazioni, anche se in misura minore; le stesse considerazioni valgono per l'aumento dei salari, nel 1855 un operaio di Palermo guadagnava più che uno di Napoli e addirittura di Milano. H tonnellaggio della marina mercantile si accrebbe più del dop-