Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <467>
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E. Morelli e la storiografia siciliana 467
pio; lo stesso avvenne nel settore dell'edilizia. L'epoca in cui cominciano ad essere demolite le mura della città ed aumenta il volume dei lavori pubblici, specie con la costruzione di nuovi posti e l'ammodernamento di quelli già esistenti: Catania, Marsala, Mazzara, Terranova, Porto Empe­docle.
Fase di ascesa, dunque, anche se è una acuta osservazione ài Ti-tone le lievi tasse non sono il mezzo migliore per assicurare la pro­prietà di un paese. Il Piemonte pagava di più, ma era più ricco .
Si può considerare autonoma la Sicilia nell'ambito del Regno borbo­nico, almeno dal punto di vista amministrativo? Titone non ne era con­vinto. In effetti tutte le categorie sociali si rivolgevano al Sovrano e ne sollecitavano l'intervento. Ne conseguiva l'accentramento a Napoli che, dopo il '48, divenne più stretto. Ma, sempre per Titone, non stava nel­l'accentramento la causa dell'indebolimento del Regno e del calo di pre­stigio della Corona. Stava nella faziosità, nella coalizione dei pochi contro i molti [che] riescono a rendere inefficaci o quasi le leggi più sane e giuste o a farle operare a proprio vantaggio [...]. Non è que­stione dell'egoismo di coloro che comandano, dei più ricchi e dei più potenti. Ogni ceto o classe o clientela potrebbe prestarsi a tale accusa. Il limite dell'egoismo degli uni è dato dalla capacità degli altri, delle altre classi, di opporre il proprio diritto e la propria forza . E chi sono gli altri? Sono le plebi rurali nelle condizioni economiche e sociali note. Sono i sudditi.
Quanto meno è la deduzione tratta da Titone in questi opera il senso dello Stato [...] tanto più l'azione del governo diviene debole, guardinga, paurosa. Ma tale governo determina l'insofferenza e la sfiducia dei governanti. Il circolo continua [...] .
L'opposizione reazionaria al viceré Caracciolo si attualizzava. Di con­tro c'era la delusione di re Ferdinando II sempre più convinto dell'inu­tilità di ogni riforma, con il conseguente calo della tensione riformatrice proprio nello sviluppo di una congiuntura economica favorevole. Di qui, valga come esempio, l'interruzione della politica di costruzioni ferroviarie della quale il regno meridionale era stato antesignano.
Il Piemonte, al contrario, insisteva nella politica riformistica. Oppor­tunamente Titone precisa che, nella Sicilia del 1861, appena inserita nel­l'unità centralizzata del Regno sabaudo, l'analfabetismo raggiungeva il 90,13 per cento, superato solo dalla Sardegna. Tra gli alfabetizzati, di contro, i liberali più che su la maturazione politica culturale articolavano il presupposto della loro opposizione sul prodotto dell'insofferenza co­mune per tutto dò che rappresenta[va] l'autorità costituita . Liberale, nel mezzogiorno, era considerato solo chi era stato all'estero, chi leggeva i giornali e chi viveva in modo originale. Ma tutto sommato, lo stesso criterio di giudizio è valido per l'antiliberalismo borbonico. Quanto alla polizia non poteva considerarsi neppure coscientemente reazionaria: era