Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <468>
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Massimo Ganci
semplicemente un'accolta più di poveri diavoli che di cattivi soggetti, bi­sognosa del magro stipendio per sopravvivere e che, conscia di essere mal­vista, attanagliata dalla paura, diventava arrogante e feroce.
Conseguita l'unità si formerà in Sicilia una classe politica che, però, non è anche classe dirigente: esattamente il contrario di ciò che accadeva sotto i Borboni. E questa classe dirigente era costituita in maggioranza assoluta di aristocratici e terrieri anche di estrazione borghese. Di qui, ogni proprietario, ogni gabelloto che gestiva più feudi (simbolico il man­tenimento del termine medioevale per indicare il latifondo), ogni capo dell'onorata società, assumeva di diritto tribale, il rango di padrino , nel quadro di un rapporto consolidato tra patrono e cliente (dal verbo latino duo = ubbidisco).
Avviandosi alla conclusione Titone innestava nella ricerca storica l'ana­lisi antropologica della società siciliana del secolo scorso, da lui conside­rata civiltà diversa quella lombarda o piemontese. In essa netta è la divisione tra galantuomini. Tra i primi venivano accolti gli avvocati e gli altri professionisti, a condizione che possedessero la terra, oltre natural­mente i nobili e i grandi terrieri borghesi. L'agricoltura, quindi, era il filone centrale di questa civiltà . Il galantuomo si comporta esattamente come il proprio padre, il padre di suo padre, e così via risalendo a ri­troso la scala familiare. Se si comportasse in maniera difforme da questo modello non sarebbe compreso, anzi sarebbe biasimato. La terra infatti, non serve per arricchirsi. Il mercante, anche se molto ricco, sarà sempre collocato in una categoria sociale inferiore. La terra è una investitura. Il terriero vive da povero quasi sempre, ma è sempre ricco del rispetto universale. Vive infatti da povero non per avarizia sordida, ma per co­stume. Sono i grandi temi della civiltà rurale presenti in De Roberto e nel principe di Lampedusa, come nel Nicastro, l'acuto storico del Risorgi­mento siciliano.
Quanto alla politica, in questo tipo di società, non è attività da persona seria.
Anche il successivo regime garibaldino estremamente politicizzato sarà di conseguenza moralmente condannato.
Sino al '48, ricordiamolo, nell'isola non era esistita una vera classe politica. Solo alla vigilia della fine del Regno cominciò a profilarsene una, quella dei garibaldini , nel quadro della decadenza della vecchia classe dirigente. Il 4 aprile il Comitato organizzatore della rivolta della Gancia, per la prima volta, non venne formato da membri dell'aristo­crazia o dai clienti di essa. Ma ancora in maggio serpeggiava una generale apatia in coloro che erano in procinto di aprire la strada a Garibaldi, alzando le barricate nelle strade di Palermo. C'era solo avversione contro la solita polizia. Protagonisti del moto, lo nota Raffaele De Cesare, erano i fannulloni viventi di piccole risorse e che divenivano una specie di