Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <471>
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1 E. Morelli e la storiografia siciliana L 471
che fecero delle sue lezioni, dalle sedici alle diciassette, dei giorni dispari un avvenimento culturale e mondano.....
Capii subito a cosa e a chi alludesse lo sguardo di Emilia Morelli. Proprio in quel momento aveva appena finito Giuseppe Berti la requi­sitoria antititonica Valsecchi sospendeva la seduta per il canonico inter­vallo di dieci minuti. Lo invitammo, la Morelli ed il sottoscritto, a venire insieme con noi nella sala della Presidenza della Storia Patria e, senza avere l'aria di sollecitarlo, gli esponemmo l'esigenza di ristabilire l'equilibrio della seduta. Si dichiarò disponibile. Alla ripresa Emilia Morelli pronunciò un breve intervento e si passò alle conclusioni di Valsecchi che salvarono la situazione.
Nessun reato di apologia filoborbonica egli disse sottolineando con finezza la sostanza scientifica delle proprie parole quasi buttate lì era stato commesso. Titone aveva tratteggiato con spregiudicatezza scevra di agiografia la crisi siciliana nelle radici e dal di dentro. Si era trattato di una crisi strutturale non riducibile ad una semplice crisi dinastica. In questa ricostruzione il relatore si era tenuto al passo con la storiografia moderna, orientata verso la ricerca della piattaforma economico-sociale delle vicende politiche. In ogni caso la relazione di Titone aveva agitato problemi nuovi e posto nuove prospettive di ricerca e di valutazione. Ne era tangibile segno di validità la vivacità della discussione su di essa.
La tensione cadde di colpo. I lavori proseguirono tranquilli con le relazioni degli studiosi locali, da Brancato a Falzone; e con quelle degli studiosi stranieri, da Koltay Kastner ad Engel-Janosi, che si soffermarono sul contributo ungherese e sul comportamento delle potenze straniere.
Il 21 ottobre ebbe inizio la sezione napoletana con le relazioni di Nino Cortese su Napoli e l'Unità italiana e di Ettore Passerin d'En-trèves sulle Annessioni nell'Italia centrale nel 1860 , nonché degli stra­nieri: da Jacques Godechot sulla France et les événements italiens de 1860, di Denis Mack Smith su L'Inghilterra di fronte agli avvenimenti italiani del 1860 e di Kalikst Morawskì su Garibaldi e la Polonia .
Il mio contributo diplomatico al XXXIX Congresso fu apprezzato da Ghisalberti e da Emilia Morelli. Ne seguì la maggiore organicità del mio inserimento nella struttura universitaria, quale assistente volontario alla Cattedra di Storia del Risorgimento di Palermo. Titolo al quale sono sempre rimasto fedele nel corso della mia carriera accademica pros­sima, oggi, alla conclusione.
Correva l'anno 1962: il mondo politico nazionale e siciliano attraver­sava una fase di turbolenza. Con la cosiddetta operazione Milazzo la Democrazia Cristiana nel 1953 aveva perduto la maggioranza assoluta con­seguita nel '48 ed era stata espulsa dal governo regionale dopo essersi spaccata in due per la nascita dell'Unione Cristiana Sociale. La crisi, at-