Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <472>
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472 Massimo Ganci
tesa dal nord, si manifestava violenta al sud. I cristiano-sociali conqui­starono il governo, a capo di una maggioranza eterogenea della quale facevano parte i comunisti e i fascisti e spinsero il partito cattolico uffi­ciale della D.C., all'opposizione. Silvio Milazzo divenne presidente della Re­gione: era un vero cattolico di estrazione sturziana (del primo Sturzo) aperto alla civiltà contadina nella cui rinascita, egli ne era convintis­simo, risiedeva l'avvenire dell'isola.
Anche questo governo si propose di celebrare il 1860. Nacque una struttura culturale, il Comitato Sicilia '60 , presieduto dall'ex democri­stiano Paolo D'Antoni che ritornò al liberalismo nasiano al cui ri­cordo era rimasto molto legato la quale, al passo con il milazzismo e con i partiti di sinistra, contestava l'accentramento unitario e ripropo­neva il rapporto Sicilia-penisola italica in chiave di marcato autonomismo, al limite del federalismo.
Nel Comitato Sicilia '60 operavano presenze distinte: alcune di esse tendevano a risuscitare il vecchio regionismo cattolico, sorto con la caduta del Regno borbonico; altre rimanevano fedeli al laicismo repub­blicano e massonico; altre ancora facevano da ruota di scorta ai partiti di sinistra, i quali ultimi sostenevano il governo Milazzo dall'esterno; al­tre infine interpretavano il marxismo in chiave luxemburghiana o trotski-sta, con il consequenziale rifiuto dello stalinismo e, in parte, dello stesso lemnismo. Tra questi c'era il sottoscritto che era stato chiamato nel Co­mitato su designazione di Antonino De Stefano.
Uno degli obiettivi del Comitato di De Stefano fu la realizzazione a Palermo di un Congresso storico internazionale dedicato alla Sicilia e l'Unità d'Italia , vista dall'angolazione democratica e non da quella mo­derata. L'organizzazione di esso da D'Antoni e da De Stefano fu affidata a me.
Convintissimo della necessità di insistere sull'aspetto democratico, lo ero molto meno della eccessiva radicalizzazione del Congresso che avrebbe provocato uno scontro con il Vittoriano. Decisi, per sdrammatizzare la situa­zione, di rivolgermi ancora alla Morelli che, anche Lei, era assai perplessa nei confronti del nuovo Congresso storico in fieri che sapeva di anticon­gresso di quello precedente organizzato dall'Istituto presieduto da Ghisal-berti. In un lungo colloquio tra noi due si svolse nella hall dell'Hotel des Valmes ove Lei soleva scendere nel periodo in cui soggiornava a Pa­lermo (successivamente, negli ultimi anni palermitani, avrebbe acquistato un appartamentino a Piazza Mordini, che umoristicamente definiva come la sua scapoliera ) , Le prospettai l'opportunità di non ignorare il Congresso della Regione siciliana, bensì di orientarlo verso la meta scientifica cor­retta, attraverso i consigli dell'Istituto del Risorgimento dati all'imposta­zione e all'organizzazione del Congresso stesso attraverso la mia persona che ne era il responsabile ufficiale. La pregai di prospettare questa mia