Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <473>
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E. Morelli e la storiografia siciliana 473
proposta al Presidente Ghisalberti. Convenne con me e promise che avrebbe riferito. In effetti non si limitò a fare da tramite, ma si impegnò molto nel persuadere chi di dovere della validità della mia proposta. Se il Con­gresso sulla Sicilia e l'Unità d'Italia (ne venne così modificato il titolo con l'abbandono del precedente di Sicilia '60 ) risultò un apporto scien­tifico consistente ciò si deve ad Emilia Morelli, all'intuito di Lei nel giudicare le persone, alla notevole capacità diplomatica che esercitava dietro la fermezza della Sua condotta, e cosa di cui mi sono sempre glorificato, all'amicizia ed alla stima di cui mi gratificava.
Su quanto proponevo, Ghisalberti volle vederci chiaro. Si mise in contatto con l'amico fraterno Antonino De Stefano e, su invito di questi, venne a Palermo. In casa di lui, a piazza S. Oliva, si fece una riunione a quattro: De Stefano, Ghisalberti, Morelli e me. A conclusione di essa Gbisalberti si rese conto della sincerità delle nostre proposte e decise di tenere una linea di apertura. Qualche settimana dopo Emilia Morelli venne chiamata a far parte della Commissione organizzatrice del prossimo Con­gresso che si sarebbe svolto alla Storia Patria , e venne fissata la riunione preparatoria di esso. Alberto M. Ghisalberti accettò di presie­derla accanto ad Antonino De Stefano. Fu definito il programma dei la­vori, nominati i relatori e stabilita la data: dal 15 al 20 aprile del 1961. Al titolo definitivo venne aggiunto il seguente sottotitolo significativo: Congresso di Studi storici sul Risorgimento italiano .
In un clima di apertura, la scelta dei relatori tenne conto sia dell'area storiografica dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, sia di quella democratica e gramsciana. Per cui la relazione introduttiva fu affi­data a Paolo Alatri (Garibaldi e la spedizione dei Mille); la relazione successiva a Roberto Cessi ( La crisi europea del *60 e l'Italia ); a Franco Valsecchi (Le potenze conservatrici e la spedizione dei Mille ); a Salvatore Francesco Romano ( Il contributo siciliano alla creazione dello Stato nazionale moderno in Italia ); a Nino Cortese ( Il Mezzogiorno e il Risorgimento italiano ); a Gaspare Ambrosini ( La svolta della Sici­lia nel 1848 verso gli ordinamenti democratici e l'unificazione nazionale ); a Rosario Villari (Autonomia siciliana e questione meridionale); a Mas­simo Ganci ( L'autonomia siciliana e lo Stato unitario ). Alberto Maria Ghisalberti chiuse i lavori con un Bilancio critico del Congresso .
Numerose e ben organizzate tra di esse furono le comunicazioni (ben cinquantadue), tenute da studiosi provenienti da tutta Europa anche dall'Est , tutte collegate a piattaforme politiche. Ne citiamo alcune: quella di Berti, di Giuseppe Cultrera S.J., di Renato Composto, di Fran­cesco Brancato, di Edmondo Cione, di Santino Caramella, di Lamberto Borghi, di Vincenzo Tusa, di Luigi Cardamone.
Importantissimo il contributo degli studiosi stranieri. In primo luogo gli ungheresi (G. Szabor, Tibor Kardos, Geza Sallay, Giulia Ortutay), ma anche studiosi sovietici dell'Accademia delle Scienze di Mosca, polacchi