Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Sicilia. Risorgimento. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <475>
immagine non disponibile

E. Morelli e la storiografia siciliana 475
e della lectio recepta, accogliendo i suggerimenti e gli impulsi di una più viva esperienza e di una più penetrante ricerca.
Principi innovatori, collocati dallo stesso Ghisalberti nell'ambito della riflessione limitatrice da lui stesso compiuta, appellandosi all'autorità di Federico Chabod, il quale riconosceva nel patriottismo il fattore impre­scindibile del Risorgimento.
Ampio fu il parametro d'indagine delle comunicazioni; lo spirito pubblico del primo biennio unitario (Adragna); la componente sociale (Brancato); il comportamento del clero e dei partiti (Bruno); le Società operaie sino al IX Congresso di Firenze (Composto); il comportamento delle marine militari unificate del nuovo Regno durante la crisi del '62 (Gabriele); la posizione assunta da varie personalità politiche da Crispi a Giovanni Raffaele, a Quintino Sella, ad Urbano Rattazzi (rispettivamente esaminate da Giuffrida, Novacco, Pivano); la duplice configurazione della crisi di Aspromonte, rivoluzionaria e legalitaria (Oddo). Il tutto inqua­drato nel quadro internazionale della crisi (Catalano e Mori) e della na­scente questione meridionale (Frosini) e nello sviluppo dell'autonomismo regionale siciliano (Mirabella).
Anch'io partecipai al Convegno di Marsala con una comunicazione su Aspromonte nelle pagine del principe di Lampedusa . Fu un primo ten­tativo di usare le fonti e le interpretazioni letterarie in chiave storiografica. Motivo per cui esso venne criticato dagli storici puri .
Come si potrebbe penetrare la profonda essenza del Medio Evo pre­scindendo dalla commedia dantesca? Non sono I Vecchi e i Giovani la migliore interpretazione della fase storica d'Italia che si svolge tra il 1848 e la fine degli anni novanta dello scorso secolo?
Erano queste le domande che ponevo agli ascoltatori al Convegno di Marsala e che ponevo anche a me stesso.
Ad Emilia Morelli mi si perdoni la vanità questa mia comu­nicazione piacque molto, e piacque anche a Ghisalberti, al quale non piaceva la mia eresia sinistrorsa, che si rivolse alla Morelli, e appena concluso il mio intervento, con una sola parola di appena due sìllabe... però! .
Due anni dopo la Morelli lasciò Palermo, chiamata a Roma a succe­dere ad Alberto Maria Ghisalberti nella Cattedra di Storia del Risorgi­mento. Rimasi accademicamente orfano! Dieci anni dopo riuscii ad entrare nella corte baronale dell'Ateneo palermitano. Una corte in verità piuttosto scalcinata in confronto a quella precedente dei Cortese, dei Ghisalberti, dei Morgben, dei De Stefano, di Emilia Morelli, di Zancan... Tant'è ri­masi sempre in contatto con Lei e a Lei rimasi sempre affezionato. DA Lei ricambiato. Conservo un fitto carteggio con Lei che ricopre un tren­tennio di amicizia. Quando prendevo la parola nei Congressi storici mi