Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Roma. Universit?. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <479>
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E. Morelli nell'Ateneo romano 479
Con tale consistente aiuto, l'impegno personale della signorina Mo­relli fu alleggerito almeno per quel che riguardava, nei mesi di settembre, ottobre e novembre, la fase di orientamento delle matricole ed i compiti di informazione agli studenti. La tradizione che, come si è detto, vuole la Storia del Risorgimento tra le materie preferite per il primo anno di corso fu certamente rafforzata da una organizzazione interna alla Cattedra tanto curata, quanto meticolosa. Il risultato lo si poteva rilevare quando, nella seconda metà di novembre, le lezioni avevano inizio: l'aula era sem­pre piena di studenti, e tale rimaneva per l'intero anno accademico. Ma in ciò l'organizzazione lasciava il passo alle capacità didattiche dell'Inse­gnante.
Su questo punto ritorneremo in seguito: vorrei ora dare i ritmi della sua attività didattica, ritmi che, definitisi a partire dal 1970, restarono sostanzialmente invariati nei tre lustri successivi. Nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì rimasero sempre i suoi giorni di lezione la signorina giungeva all'Università intorno alle 10 e mezza, prove­niente dal Vittoriano. Il suo arrivo era atteso dall'usciere che immediata­mente preparava il caffè: meriterebbero qualcosa di più di questa semplice notazione, l'affetto reale e la devozione sincera che Cologgi, prima, e Mor-fea, dopo, le dedicarono; ambedue ricambiati, sul piano professionale e personale, in modo davvero raro nel panorama della vita accademica.
Dopo il caffè, riceveva gli studenti fino alle 11. Seguiva la pausa per riguardare la scaletta della lezione e poi puntuale, nel rispetto del quarto d'ora accademico, entrava in aula. Alle 12, l'usciere le segnalava la fine della lezione: rientrava quindi nello studio appena in tempo per ricevere la visita di Vittorio Emanuele Giumella. Dieci minuti di collo­quio e poi questi andava a svolgere la propria lezione e la signorina Mo­relli riprendeva a ricevere gli studenti. Agli allievi erano riservate le bat­tute conclusive, prima dello scioglimento delle righe.
Mi immagino che il quadro che ho appena tracciato darà luogo a qualche sorriso nell'ambito degli addetti ai lavori accademici: dov'è la novità o l'originalità in tale attività? Tutti i docenti fanno (o dovrebbero fare) lezione e ricevere gli studenti, molti (i più fortunati) hanno un usciere che fornisce loro il caffè: l'originalità consisterebbe quindi (e lo è) nel lungo e profondo rapporto di stima e amicizia con Giumella. In apparenza è così, se si guarda unicamente alla cornice, ma se ci si sposta ad esaminare i contenuti, il quadro si modifica e ci mostra una realtà assai diversa: un primo elemento da considerare è l' immancabilità di tale quadro. Non vi è stata malattia, non vi sono stati scioperi o disor­dini studenteschi (ivi comprese le occupazioni delle Facoltà) che ab­biano avuto il potere di modificare tali ritmi di lavoro. Gli stessi obblighi accademici (Consigli di Facoltà et similia) potevano turbare gli orari di ricevimento, ma non di più: gli orari di lezione restarono co­munque sempre sacri e inviolati. Solo la chiusura della Facoltà o i Con-