Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Roma. Universit?. Emilia Morelli
anno <1995>   pagina <480>
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480 Romano Ugolini J
gressi dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano avevano il potere di modificare quel quadro: ed era, comunque, un vero e proprio dolore per Emilia Morelli.
Al di là di queste parentesi rivoluzionarie , il ritmo scorreva sem­plice e perfetto, con una puntualità del tutto degna della meticolosità kantiana. Un certo disordine avveniva solo alla fine delle lezioni, a metà maggio: da allora i ritmi erano scanditi dai giorni d'esame, ma posso garantire che la sua presenza era ancora maggiore. Gli studenti che dovevano parlarle, attendevano qualche minuto in più: non certo i lau­reandi, che, come vedremo, era la categoria privilegiata dalla dedizione didattica della signorina. Ad essi era riservato il giovedì pomeriggio.
All' immancabilità della presenza possiamo far seguire un secondo elemento di originalità, ed era il contenuto della didattica: questa aveva i suoi punti fermi nella lezione e nelle esercitazioni per i laureandi. Le lezioni erano sempre preparate con cura: abbiamo accennato al foglio con la scaletta degli argomenti da trattare che poneva sulla cattedra e che riguardava di tanto in tanto sia per sicurezza, sia per darsi i tempi per la lettura dei documenti. Sans documents, pas d'histoire era il suo motto didattico e scientifico: entrava in aula con una pila di libri tratti dalla sua ricchissima biblioteca da cui fuoriuscivano delle enormi strisce di carta che le segnalavano le pagine da leggere e le connessioni con la scaletta . La lezione quindi proseguiva per tesi, analisi documen­taria e sintesi conclusiva per ogni argomento trattato, ma la sua bravura risaltava anche nel modo in cui, di solito dopo una ventina di minuti, riusciva a tenere sempre viva l'attenzione degli studenti con aneddoti, considerazioni brillanti o divagazioni di tono leggero. Aveva il polso del­l'uditorio e sentiva immediatamente ogni calo di attenzione; difficilmente era possibile distrarsi quando parlava: così a lezione e così anche nelle conferenze e nelle relazioni che, non per nulla, svolgeva prevalentemente a braccio . I suoi primi tre corsi furono dedicati a Mazzini dalla Repubblica romana al moto del 6 febbraio 1853 (a. a. 1964-65); a Stato pontificio ed Europa nel 1831-32 (1965-66) e a L'opera poli­tica di Nino Bixio (1966-67). Successivamente l'impossibilità di svolgere una organica attività didattica, per via delle continue occupazioni della Facoltà, la convinse a trattare nei corsi della Storia generale : fece a meno dell'argomento monografico, ma non rinunciò alla metodologia e costruì nel 1968 una Antologia di testi che le fosse di supporto documen­tario. Tale Antologia fu arricchita successivamente, per prendere nel 1975 la forma definitiva: era esemplare per la oculatezza delle scelte e per l'esaustività ed incisività delle sue note illustrative; resta davvero il rim­pianto del suo costante rifiuto di far diventare pubblicazione un'opera che non uscì mai dal carattere di dispensa. La ragione poteva meravigliare solo chi non conosceva il suo rigore morale: poteva guadagnare per il solo merito di aver messo insieme dei testi celebri?