Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Roma. Universit?. Emilia Morelli
anno
<
1995
>
pagina
<
481
>
E. Morelli nell'Ateneo romano
481
Nel corso degli anni ritornò spesso al corso monografico, quando riteneva che gli anni caldi della contestazione studentesca potessero aver termine. Non voglio annoiare con un arido elenco di corsi accademici: devo tuttavia rilevare che volle ricondursi con il suo ultimo corso al tema trattato nel primo. Mi sarebbe difficile spiegare quanto di scientifico e quanto di sentimentale vi sia stato in questa scelta, mi è più facile considerare come in tale intreccio di razionalità e di sentimento vi sia il senso profondo del suo insegnamento ventennale sulla Cattedra di Storia del Risorgimento dell'Ateneo romano.
Da quanto finora delineato credo che possa emergere l'assoluta centralità dello studente nella visione accademica di Emilia Morelli. Non vi era questione universitaria che potesse farle deflettere, neppure per un momento, da tale priorità: arrivò, con una scelta didattica d'avanguardia, a rendere pubbliche le domande d'esame tra le quali avveniva la sua scelta nell'interrogazione. Ma se allo studente rivolgeva tutte le attenzioni possibili, al laureando conferiva una sorta di sacralità: chi chiedeva la tesi entrava a far parte della numerosa famiglia degli allievi, ma aveva la certezza che non sarebbe mai diventato un numero. Emilia Morelli aveva una memoria ferrea e personalizzata di ciascun laureando: ricordava immediatamente non solo il tema assegnato e lo stato di avanzamento del lavoro, ma anche eventuali situazioni private che le fossero state confidate. Tale memoria non cessava al momento della discussione della tesi, ma restava viva e pronta a manifestarsi anche dopo lunghi periodi di tempo. Chi tornava a trovarla era sicuro di essere riconosciuto ed aveva la consapevolezza che l'intera sua figura umana e scientifica era ben presente alla sua interlocutrice, e una tale disponibilità si estrinsecava in legami di stima e di affetto durevoli negli anni. Non potrei dire a quanti matrimoni e battesimi sia stata invitata: a tanti andava personalmente, anche fuori Roma, per tutti vi era un dono, mai anonimo e sempre pensato per la persona.
Come si diventava laureandi? Non vi erano precondizioni capestro: era sufficiente aver sostenuto l'esame nella disciplina. I laureandi erano poi riuniti il giovedì pomeriggio a seguire, da dicembre a marzo e dalle 16 alle 17, un corso preparatorio alla tesi: si spaziava da lezioni storiografiche, ad altre dedicate al funzionamento di archivi e biblioteche; si mettevano a punto le regole per redigere schede bibliografiche o le norme per fare citazioni. Erano lezioni di un interesse enorme e ricche di informazioni minute e di quelli che lei chiamava segreti di cucina , ovverosia notazioni preziose fondate sulla sua lunga esperienza diretta.
Ancora oggi i suoi allievi rimasti all'Università si riconoscono per il solido apparato critico di cui godono i loro lavori e per la familiarità con cui si muovono in archivi e biblioteche: del resto non a caso molti allievi hanno scelto quest'ultima carriera, quasi tutti con ottimi risultati.
A marzo di solito tale corso aveva termine e, nei primi anni romani,